primo piano di serena mollicone

A 18 anni di distanza dalla morte di Serena Mollicone si terrà il nuovo processo per il suo omicidio e l’occultamento del suo cadavere. A passare dall’essere indagati ad essere rinviati a giudizio sono infatti Marco Mottola e la sua famiglia. Secondo le ultime indagini Serena sarebbe infatti stata uccisa nella caserma dei carabinieri in cui Franco Mottola, padre di Marco, era maresciallo.

Uccisa perché voleva parlare?

Serena Mollicone, il giorno della sua scomparsa, era andata in caserma per denunciare il fatto che Marco Mottola, figlio del maresciallo, era a suo dire legato a un giro di spaccio in città a Cassino.

In quella caserma il brigadiere Santino Tuzi l’aveva vista entrare, ma non l’aveva mai vista uscire. Il corpo di Serena era stato trovato nel bosco con mani e piedi legati e con una busta di plastica della spesa legata intorno alla sua testa. 

La giovane era morta dopo essere stata picchiata (le analisi avrebbero mostrato che la ragazza era stata picchiata nella stanza dell’alloggio presente dietro la caserma dei carabinieri) e sottoposta ad asfissia.

La svolta con le nuove analisi

La svolta è arrivata con una riesumazione del cadavere e con nuove analisi effettuate sul corpo.

Una nota della Procura di Cassino ha infatti evidenziato come “Grazie alla rivisitazione approfondita e sistematica di tutti gli atti procedimentali, svolta con la collaborazione del comando provinciale dei carabinieri di Frosinone, alla riesumazione del cadavere e all’applicazione di tecniche all’avanguardia, sia all’opera della professoressa Cristina Cattaneo, del Labanof dell’Istituto di medicina legale di Milano che del Ris dei carabinieri di Roma, questo ufficio ritiene di aver provato che Serena Mollicone è stata uccisa nella caserma dei carabinieri di Arce”.

A processo in 5 per l’omicidio Mollicone

In seguito a tali conclusioni sono scattati 5 rinvii a giudizio.

Franco nottola, Marco Mottola e la madre di quest’ultimo (e moglie del maresciallo), Annamaria Mottola sono accusati di omicidio aggravato ed occultamento di cadavere. Francesco Suprano, appuntato della caserma, è accusato di favoreggiamento personale nell’omicidio Mollicone. 

Vincenzo Quatrale, in servizio presso la caserma, è invece accusato di convincimento morale esterno in omicidio/istigazione al suicidio nel caso della morte di Santino Tuzi.

Il brigadiere Tuzi, che era all’ingresso della caserma e che vide la Mollicone entrare nell’edificio (e non uscirne) si suicidò nel 2008.

Per il caso Mollicone finora c’è stato un solo processato, ovvero Carmine Belli, che fu arrestato nel 2003 e poi assolto nel livello processuale.