Carabiniere ucciso a Roma con la moglie

Sergio Brugiatelli è l’uomo che ha denunciato il furto del suo zaino e il tentativo di estorsione ai suoi danni perpetrato dai due americani, Elder Finnegan Lee e Christian Gabriel Natale Hjorth, che sono accusati del terribile omicidio di Mario Cerciello Rega, il carabiniere ucciso a Roma lo scorso 26 luglio. L’uomo ha chiarito la sua posizione nella tragica vicenda e ha anche espresso tutto il suo dolore per la morte del vicebrigadiere che gli ha salvato la vita.

Sergio Brugiatelli non era un intermediario del pusher

La denuncia di Sergio Brugiatelli è stato solo l’incipit inconsapevole di tutta la serie di terribili eventi che ha portato alla morte di Mario Cerciello Rega, il carabiniere ucciso a Roma.

Come riporta Adnkronos, l’uomo affida i suoi pensieri al suo avvocato, Andrea Volpini, che se ne fa messaggero, e spiega innanzitutto la sua posizione, scollegando di fatto il furto del suo borsello eseguito dai due statunitensi e la truffa che i due avrebbero subìto per mano del pusher che gli vendette medicinale al posto della droga: “Non mi addentrerò nei fatti della notte tra il 25 e il 26 luglio, ma desidero chiarire che non sono un intermediario di pusher né, tanto meno, un informatore delle forze dell’ordine“.

Poi, spiega: “Se dopo il furto subìto ho chiamato il 112, senza aspettare l’indomani per sporgere denuncia come mi era stato in un primo momento consigliato dai carabinieri, è stato perché ho avuto paura“. Dietro al timore di Sergio Brugiatelli, le minacce subìte dai due giovani americani: “Quando ho chiamato il mio numero di cellulare, chi ha risposto non ha solo preteso denaro e droga per riconsegnare le mie cose.

Mi hanno minacciato, dicendo che sapevano dove abitavo e sarebbero venuti a cercarmi. Nel borsello rubato, oltre al documento d’identità, c’erano anche le chiavi della casa dove vivo con mio padre, che è molto malato, mia sorella e mio nipote. Ho avuto paura che potessero far del male a me e soprattutto a loro, e per questo ho chiesto aiuto al 112″.

Che il timore che potesse accadere qualcosa di tragico alla sua famiglia fosse reale è stato verificato, stando a quanto dice, dagli stessi carabinieri: “Le stesse minacce che avevano rivolto a me, sono state ripetute poco dopo, quando, con il telefono in viva voce, ho richiamato di fronte ai carabinieri il mio numero di cellulare”.

Le parole per Mario Cerciello Rega

Sergio Brugiatelli ha poi voluto rendere omaggio al vicebrigadiere ucciso: “Queste righe le scrivo per rendere onore all’uomo valoroso che, con il suo lavoro di carabiniere, ha salvato la mia vita e purtroppo perso la sua. Ai familiari del vicebrigadiere Mario Cerciello Rega, alla sua giovane moglie, vanno le mie sincere condoglianze“. L’uomo ha poi scritto riferendosi a Mario Cerciello Rega che a lui vanno “tutto il mio dolore e rispetto, per la vita di un giovane eroe finita troppo presto“.

Mario Cerciello Rega è stato ammazzato con una baionetta alle prime ore dell’alba del 26 luglio mentre con il suo collega Andrea Varriale stava eseguendo il cosiddetto “cavallo di ritorno”, stava cioè sventando il tentativo estorsivo di Elder Finnegan Lee e Christian Gabriel Natale Hjorth ai danni di Sergio Brugiatelli. I due avevano rubato il suo zaino e volevano una busta di cocaina e circa 100 euro per riaverlo indietro, per questo motivo, diedero un appuntamento a Sergio Brugiatelli al quale, però, si presentarono i due carabinieri in borghese che non ebbero neanche il tempo di qualificarsi: appena si avvicinarono ai due giovani americani, uno dei due, Elder Finnegan Lee, iniziò a colpire con la baionetta Mario Cerciello Rega infliggendogli i colpi che si sarebbero poi rivelati fatali per poi lanciarsi insieme all’amico in una fuga verso l’hotel in cui alloggiavano.