primo piano di Claudio punti l''untore dell'Hiv di Ancona è stato condannato

Claudio Pinti, condannato in primo grado il 14 marzo scorso ha deciso di ricorrere in appello. L’uomo è stato giudicato colpevole di aver contagiato volontariamente diverse donne, sue partner sessuali, con il virus dell’HIV

Claudio Pinti non era un “untore” dal punto di vista letterale del termine: una persona sieropositiva non è infatti malata, bensì ha contratto il virus. C’è differenza tra l’HIV, che è il virus, e l’AIDS che è la malattia che in alcuni casi si sviluppa dal virus. Pinti ha però di fatto messo in atto i comportamenti tipici dell’untore.

Ha, infatti, consapevolmente avuto rapporti sessuali non protetti e all’insaputa delle vittime.

Claudio Pinti ricorrerà in appello

L’autotrasportatore 37enne originario di Ancona ha reso nota la sua decisione tramite il suo nuovo legale, Massimo Rao Camemi. Il ricorso è stato depositato dal nuovo legale cassazionista in Corte d’Assise d’Appello. 

Pinti si trova al momento rinchiuso il presso il carcere di Rebibbia a seguito della condanna del 14 marzo scorso. L’uomo è stato condannato per omicidio volontario in merito alla morte della ex compagna Giovanna Gorini, infettata volontariamente con il virus e deceduta a seguito di una malattia correlata il 24 giugno 2017, e per lesioni gravissime nei confronti della fidanzata Romina Scaloni anche lei contagiata volontariamente con il virus.

Era perfettamente consapevole dei rischi

Claudio Pinti era sieropositivo da 11 anni e ne era perfettamente consapevole. Nonostante questo ha intrattenuto relazioni sessuali con diverse donne arrivando a contagiarle volontariamente. A dare il via alle indagini la denuncia di Romina Scaloni, una donna di 40 anni, che ha scoperto tramite controlli medici di essere sieropositiva. Da lì la denuncia al compagno per lesioni aggravate.

 

Claudio Pinti ha sempre vissuto la vicenda nella totale negazione, a partire dall’inizio dell’indagine e per tutta la durata del processo ha più volte negato di essere infetto, nonostante fosse consapevole della sua condizione clinica già da 11 anni. Oltre a Romina Scaloni è emerso anche il nome di Giovanna Gorini, una donna di 38 anni deceduta per malattie correlate all’HIV.

La condanna

Il 14 marzo scorso il gup del Tribunale di Ancona, Paola Muscarola, ha emesso la sentenza condannando Claudio Pinti a 16 anni e 8 mesi di carcere con l’accusa di omicidio volontario e lesioni aggravate.Pinti ora si trova rinchiuso presso il carcere di Rebibbia.