29enne condannato per abusi su due bambine 12enni (Immagine di repertorio)

Quella di Stefania e Marco è una storia che ha del surreale. I due, genitori di una bimba di due anni che il 3 aprile scorso è stata portata loro via dai servizi sociali di Reggio Emilia. Ora Stefania e Marco denunciano ciò che  loro accaduto e le dinamiche attraverso le quali hanno perso la loro bambina: gesti e situazioni che fanno paura, che terrorizzerebbero chiunque.

Dopo l’esplosione del caso Bibbiano Stefania e Marco hanno cominciato a contattare i giornali per raccontare la loro storia: dalla loro hanno diverse carte, un legale che li sta accompagnando in un tortuoso percorso legale e le immagini delle telecamere di casa loro, che hanno ripreso cos’è successo quel maledetto giorno.

Un passato difficile ma un presente normale

Stefania è una donna con un passato problematico: dopo il divorzio dei genitori ha avuto dei problemi di droga, si è ripulita, è diventata la mamma single di una prima bambina. L’intervento di una zia, che ritiene la donna (34 anni) inadatta a fare la madre per via dei suoi precedenti con la droga e per alcuni presunti disagi psicologici, convince i servizi sociali ad intervenire e la bambina viene affidata a lei. Stefania, giovane e sola, non si oppone: “Allora ero giovane, senza soldi per un avvocato, ho dovuto soggiacere a questa situazione” ha spiegato a Panorama.

 

Quando conosce Marco, vicino di casa e nel tempo suo compagno, la vita cambia: rimane incinta ed entrambi sono felici. Quando però finisce in ospedale per problemi d’insonnia, il suo nome viene immediatamente collegato con quello presente negli archivi del Polo Est che la seguì nel dopo-tossicodipendenza ed i servizi sociali le sono addosso. Quando la bambina nasce se li ritrova in casa per mesi, lei e la bambina risultano negative ai test tossicologici, ma nulla serve a quietare gli assistenti sociali.

Il 3 aprile scorso, l’incubo comincia.

Il giorno più nero

Arrivano in 10, 12, con la scusa di essere dell’Enpa e di voler capire perché i due cani abbaiano. In realtà sono assistenti sociali e, a quanto racconta Stefania, puntano alla bambina. Mentre lei cerca i libretti sanitari dei due cani, capisce che le hanno staccato la corrente: probabilmente per non far funzionare le telecamere che la coppia ha installato dopo un rutto. Per fortuna la madre di Stefania, allertata, corre e riallaccia la corrente. in un attimo bloccano la porta d’ingresso e, passando dalle altre stanze, prendono la bambina e corrono via, con la donna che li rincorre senza riuscire a fermarli: “Aveva gli occhi sbarrati, gridava mamma. Ho corso per riprenderla con tutte le mie forze. L’avevo quasi raggiunta. Loro sono stati più veloci, l’hanno sbattuta dentro una macchina e sono partiti. Sono rimasta lì a gridare e a piangere”.

Da quel momento della piccola non si hanno più notizie: “Dal rapimento sono passati più di cento giorni e io non so come sta, se mangia, riesce a dormire, se ha paura. Dove l’hanno portata, se è in una comunità o affidata a un’altra famiglia”. Stefania e Marco non dormono più, non riesco ad andare avanti. Gli avvocati Francesco Miraglia e Giulio Amandola si occupano di questo caso, e come in tutti gli altri di cui si è parlato finora parlato di “mercato sulla pelle dei bambini”: “Nel 2010 le cifre erano sconvolgenti: un giro d’affari annuo di un miliardo e 700 milioni. Oggi è ancora aumentato”. Perché le strutture che ospitano i bambini ricevono soldi per ogni anima che ospitano sotto il loro tetto.

Una luce in fondo al tunnel

Pochi giorni fa, un barlume di speranza; durante un’udienza sul caso presso il Tribunale dei Minori sono emerse molte discrepanze: la tesi dei servizi sociali che parla di tossicodipendenza, indigenza e incapacità a svolgere il ruolo materno vacilla. Il tribunale ha chiesto che un tecnico d’ufficio esaminasse il caso: il 20 agosto il Tribunale ridiscuterà il caso, mentre i genitori della piccola continuano a sperare in un futuro migliore: “Resisto al mio dolore. Mi aggrappo ai sogni. Stiamo per traslocare in una casa grande nel verde. Lì vorrei crescere le mie figlie. Ho diritto a essere una mamma. Non ho fatto male a nessuno”.