escherichia coli al microscopio

Se ne sente spesso parlare, ma pochi sanno esattamente di cosa si tratti. Dal divieto di balneazione sulla riviera romagnola degli ultimi giorni agli svariati casi di cronaca legati ad alimenti contaminati, il batterio ha spesso dimostrato di essere pericoloso per l’uomo. Ma quali sono realmente le cause e i sintomi dell’infezione?

Escherichia Coli, un batterio noto

Può sembrare curioso, ma l’E. Coli (questo il suo nome abbreviato) vive già all’interno dell’uomo: più precisamente, il batterio prolifera nella parte inferiore dell’intestino degli animali a sangue caldo. Non solo negli esseri umani, dunque, ma anche in altri mammiferi e uccelli.

È ancor più sorprendente il fatto che l’Escherichia coli sia il responsabile di una corretta digestione del cibo.

Eppure sappiamo che le sue proprietà non sono solo positive. Alcune varietà del batterio sono in grado di causare malattie: si passa da sintomi meno gravi (quali vomito e diarrea) ad altre patologie decisamente più serie (infezioni all’apparato urinario e meningite). Il cibo crudo, in particolar modo la carne non adeguatamente cotta, è generalmente il veicolo d’infezione delle varietà più pericolose dell’E. Coli.

Ma la contaminazione degli alimenti può avvenire in diversi modi: ad esempio, frutta e verdura possono infettarsi se irrigate con acqua contaminata da feci (animali o umane che siano).

Sì, perché la stessa acqua, se infetta, può trasportare il batterio, e un semplice bagno in mare può avere cattive conseguenze.

Escherichia Coli e sintomi

Nausea, vomito, crampi addominali e diarrea che, in alcuni casi, possono anche portare alla febbre: il sistema interessato dalle infezioni tossiche alimentari è chiaramente quello gastrointestinale, con l’insorgenza dei sintomi in un arco di tempo relativamente breve (da poche ore ad alcuni giorni).

Nelle acque destinate al consumo umano (balneari, fonti termali, liquidi cosmetici) è prescritta l’assenza di E. Coli: il batterio è un vero e proprio indicatore della qualità idrica. Non esiste una vera e propria cura da seguire (che comunque varia da caso a caso), ma soltanto terapie di supporto, quali reidratazione e trasfusioni. In ogni caso, un rischio da evitare, quando possibile, con la massima attenzione.