L’analisi dei dati sul ponte Morandi ha dimostrato, secondo lo studio della Nasa, che la struttura ha iniziato a deformarsi pericolosamente già 4 anni fa (Immagine di repertorio)

“Il ponte Morandi si muoveva già dal 2015”, ha affermato la Nasa secondo quanto riportato dal Corriere della Sera e dal Secolo XIX. Uno studio del Jet Propulsion Laboratory (JPL) di Pasadena, California, ha confermato, dati alla mano, che il deterioramento del ponte e il movimento che hanno portato al crollo dello scorso 14 agosto erano già cominciati nel 2015. E forse, intervenendo prima, si sarebbe potuta evitare la tragedia. Carlo Terranova, geologo del Ministero dell’Ambiente, ha spiegato i risultati elaborati con il team di 5 colleghi scienziati, coordinato da Pietro Milillo. “È stato scoperto il precursore deformativo del ponte Morandi, riguarda in particolare la pila crollata che aveva subito una torsione.

Abbiamo anche dimostrato che dal 1992 al 2011 il ponte non si è invece mai mosso”. Il team di lavoro del JPL in questi mesi ha analizzato l’evolversi del ponte attraverso le rilevazioni del satellite radar Cosmo-SkyMed.

I dati emersi grazie a metodi e strumenti all’avanguardia

Grazie a metodi e strumenti tecnologici innovativi, la Nasa ha quindi potuto studiare lo stato del ponte Morandi negli ultimi anni, individuando il momento in cui questo ha iniziato a deteriorarsi pericolosamente. Il satellite radar Cosmo-SkyMed è infatti capace di rilevare il minimo movimento di ogni struttura, e dall’analisi è emerso che il ponte Morandi cominciò 4 anni fa a muoversi sempre più rapidamente, con un significativo peggioramento nei mesi precedenti il crollo.

Alla domanda circa la possibilità di prevenire la tragedia del 14 agosto 2018 con questi dati alla mano, ha risposto Alessandro Coletta al Corriere. Coletta è capo dell’unità di osservazione della Terra dell’Agenzia spaziale italiana (Asi) e membro del team che ha lavorato allo studio del JPL. “Non essendoci una filiera, l’analisi si fa solo a posteriori, è difficile prevenire”.

Lo scienziato del Ministero: “Bisogna prevenire”

Intanto, è emerso che la Procura di Genova aveva già richiesto all’Asi le serie storiche dei dati satellitari.

Per gli inquirenti si tratta di “documenti interessanti”, riferisce il Corriere. C’è poi un ulteriore dato significativo, che il Corriere tiene però ad indicare come non ancora ufficiale. Lo studio del JPL di Pasadena avrebbe infatti messo in agitazione l’Asi e il Ministero delle Infrastrutture italiano, e non sarebbero in pochi a dissentire dai risultati giunti d’oltreoceano. Il geologo Terranova, tuttavia, ha invece affermato perentorio: “Il ponte è andato in stress e se ci fosse stata la struttura di cui si discute, la grande tragedia sarebbe forse stata evitata. Stiamo continuando a parlare di disastri al passato, mi sembra terribile. Il ponte poggiava su un terreno che potrebbe essersi mosso negli anni. Il satellite è in grado di vedere anche queste variazioni. E allora basta, usiamolo per prevenire.