zingaretti renzi

Matteo Renzi con una svolta nella sua politica del “mai con i 5 Stelle” apre a un accordo con il Movimento per ritardare il voto al 2020. L’ex segretario del PD, in un’intervista al Corriere della Sera, chiede un governo istituzionale per traghettare l’Italia alle urne, sventare l’aumento dell’Iva e approvare il taglio dei Parlamentari. Nella nuova dirigenza del Partito Democratico crescono però i malumori nei confronti del senatore, con Nicola Zingaretti che vorrebbe il voto subito. Un ritorno in campo contro il voto, quello di Renzi, che echeggia quanto detto da Beppe Grillo ieri, che rende la possibilità di un accordo ancora più probabile.

Matteo Renzi: “Votare subito è folle”

Il senatore Matteo Renzi rigetta quel “senza di me” che lo aveva portato a chiudere a ogni possibile accordo con il Movimento 5 Stelle. D’altronde, i gruppi parlamentari sono ancora renzianissimi, situazione che potrebbe cambiare in caso di elezioni, con la nuova dirigenza che punta a sostituire i fedelissimi dell’ex leader. Una marginalizzazione che Renzi non sembra disposto a concedere senza combattere. E allora via al dialogo con i pentastellati, anche loro molto interessati a far slittare le urne che li vedrebbero uscire decimati, dal 33% al 13% o poco più.

I tre motivi per cui Renzi non vuole il voto

L’ex presidente del Consiglio adduce almeno tre motivi per cui sarebbe giusto evitare le urne: votare la sterilizzazione dell’Iva, assicurare il corretto svolgimento delle elezioni e tagliare i parlamentari. “Prima vengono i risparmi degli italiani, poi le ambizioni di Capitan Fracassa“, dichiara al Corriere. Renzi vuole inoltre evitare che sia Salvini il capo del Viminale sotto elezioni: “I due saranno i leader di Lega e Cinque Stelle alle elezioni?

Auguri. Ma, sfiduciati, non possono essere loro i garanti elettorali. Facciano la campagna, ma lascino gli uffici pubblici“.

Infine, apertura al taglio dei parlamentari: “I 5 Stelle hanno scommesso molto su questa riforma. A me non piace. Ma devo ammettere che hanno ragione loro quando dicono che sarebbe un assurdo fermarsi adesso, a un passo dal traguardo. Si voti in Aula in quarta lettura e si vada al referendum: siano gli italiani a decidere“.

I nodi vengono al pettine all’interno del PD

Nicola Zingaretti, nuovo segretario dei dem, è contrario all’inciucio e vorrebbe votare subito.

Il leader è però azzoppato, con i gruppi parlamentari pronti a fare il contrario di quanto dettato dalla nuova dirigenza. Una situazione che potrebbe risolversi in una dolorosa lotta fratricida all’interno del partito, spaccato tra chi non vuole andare a votare e chi pensa sarebbe suicida rimangiarsi le posizioni portate avanti fino a due settimane fa. Al Nazareno si fanno i conti della serva: nuove alleanze vengono tessute, cercando di rimandare un inevitabile scontro alle urne con Salvini per una scommessa pericolosa.