Graziella Pistorio Pasquale Ranieri amore dopo crollo ponte Morandi Ansa

Domani sarà l’anniversario della terribile tragedia che ha cambiato per sempre Genova e la vita dei suoi abitanti. Oltre al dolore che persiste, alle famiglie spezzate e alle esistenze sconquassate, ci sono storie di resistenza. Nuovi amori e nuove vite nati all’ombra di quei pilastri che non ci sono più.

Farsi forza l’un l’altro: Graziella e Pasquale

È impossibile dimenticare ciò che è accaduto quel 14 agosto 2018 a Genova. Tutto il Paese, chi in ferie, chi ancora a lavoro, chi si preparava per le imminenti vacanze, si è fermato per guardare quelle scioccanti immagini che venivano mandate a ripetizione su ogni Tg.

Non c’era un giornale che non parlasse di quelle vite spezzate, di quell’immane tragedia. In mezzo al troppo dolore c’è una storia d’amore che è nata subito dopo e che dura ancora oggi: è quella tra Graziella Pistorio e Pasquale Ranieri. Si conoscevano da tanti anni perché vivevano nello stesso stabile in via Porro, quella via evacuata all’indomani del crollo del ponte. Entrambi vedovi, a 83 e 87 anni, hanno deciso di andare via insieme da quel palazzo dove avevano vissuto con i rispettivi coniugi. Hanno alloggiato per le prime notti in albergo, poi, senza dichiararsi l’un l’altro ma dandosi ogni giorno la forza per andare avanti, sono andati a convivere.

Oggi, grazie agli indennizzi ricevuti hanno comprato una nuova casa, vicino a dove abitavano prima. In una video intervista pubblicata da La Repubblica, Pasquale ha confessato, con le lacrime agli occhi, di non essere più tornato in via Porro. Ha, inoltre, raccontato di non aver assistito alla demolizione di ciò che rimaneva del ponte: “Io quel giorno che dovevano fare cadere il ponte sono andato al cimitero da mia moglie, non ho voluto assistere“. È ancora forte il dolore di chi abitava in quella zona.

Una nuova vita: Samuele “nato tra le macerie”

Paolo Tessore ha 31 anni, lavora presso la nuova darsena per Costa Crociere, fa l’impiegato; Lucia Bruzzese, la sua compagna, ha 27 anni e fa la parrucchiera.

Hanno messo al mondo il piccolo Samuele, nato a maggio, il primo bimbo nato dopo il crollo in via Porro. C’è un gruppo di persone, circa 300, riunite nel Comitato abitanti ai confini della zona rossa, che in quell’angolo di Genova non ha perso la casa. Non sono sfollati ma “resistenti”. Sì, perché si ritrovano a vivere le loro battaglie quotidiane contro l’amianto, le polveri del cantiere del nuovo ponte e i disagi di un quartiere fantasma. Paolo e Lucia hanno deciso di tornare nella loro casa dopo qualche giorno dalla tragedia.

Tessore ha detto: “Ci sentiamo resistenti, sì, perché, nonostante tutto, abbiamo scelto di rimanere a vivere qui“. E il motivo è: “Perché lo vogliamo, questa è la nostra casa, abbiamo fatto dei sacrifici per metterla apposto, è la casa di nostro figlio e per il momento non abbiamo intenzione di mollare“. Per la coppia la vita non è più stata la stessa. La loro video intervista su La Repubblica termina con una frase dolcissima e di grande speranza: “La vita va avanti e Samuele ne è la prova“.