maiali in un macello

Non si può rimanere in silenzio di fronte alla bestialità, alle atrocità che quotidianamente, lontano dagli occhi e dalle orecchie dei consumatori, vengono compiute all’interno di numerosi macelli italiani. Ancora una volta Animal Equality colpisce nel segno e porta alla luce una realtà inabissata, tenuta al riparo dalla conoscenza: brutalità mascherata da “eccellenza italiana” all’interno di un macello di maiali in Lombardia.

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La bestialità nel macello del Nord Italia

Come scrive Animal Equality nel testo della petizione lanciata: “La paura e la sofferenza vissute da un animale all’interno di qualunque macello vanno al di là di ogni immaginazione“.

Una grande verità a fronte di una realtà sì brutale che non può essere concepita né immaginata se non si ha la possibilità di vederla. Questa volta la denuncia arriva dalla Lombardia ove gli attivisti di Animal Equality hanno fatto incursione in uno dei tanti macelli di maiali destinati a diventare la decantata “eccellenza italiana”.

La traversata verso la morte pienamente coscienti

Quanto si vede nel filmato girato da Animal Equality, sorvolando sulle condizioni igienico-sanitarie, psicofisiche e sul sovraffollamento del macello, si concentra con particolare attenzione sull’uccisione dei maiali, la brutale modalità con cui avviene.

Una sgomenta camminata verso la morte, uno affianco all’altro se non uno sopra all’altro, sospinti dalla supervisione dell’uomo attraverso pungoli elettrici. Un convulso ed estenuante incedere verso la “camera dello stordimento”.

Uno stordimento non efficace

Come da normativa italiana (per decreto legislativo del 1998 sulla protezione degli animali durante la macellazione o l’abbattimento) viene infatti impedito l’uccisione dell’animale – se non per deroga speciale, eccezione ammessa quando prescritta da un rito religioso – senza uno stordimento tale da renderli incoscienti e non fargli provare dunque né sofferenza né dolore.

Come documentato però dai video diffusi, la scossa ricevuta prima di essere sgozzati non è sempre sufficiente a stordirli.

Metodo, come si apprende, inefficace. Quando lo stordimento non sopraggiunge, i maiali procedono comunque il loro inesorabile trasporto verso la stanza del macello dove vengono uccisi, appesi a testa in giù, per sgozzamento. Un’uccisione che, non essendo incoscienti, vivono totalmente in agonia mentre il sangue defluisce dalla gola: un massacro che può durare secondi così come minuti interi.

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La petizione a Centinaio e Grillo

Insieme alla diffusione e alla denuncia attraverso il filmato di quanto accade nel macello lombardo, Animal Equality ha voluto lanciare una petizione che ha per destinatari gli Onorevoli Ministri Centinaio e Grillo: “[..] le immagini rese pubbliche mostrano con chiarezza come l’assenza di stordimento amplifichi il dolore provato dall’animale e ne prolunghi di molto l’agonia“.

Controlli più severi, telecamere e conseguenze penali

Questa pratica è ancora oggi permessa nel Regolamento (CE) – si legge nel testo della petizione – Che prevede una deroga allo stordimento per i metodi di macellazione prescritti da riti religiosi. Risulta tuttavia evidente come i macelli a cui è concessa tale deroga tendano ad abusarne in modo sconsiderato, causando agli animali inutili e protratte sofferenze“.

E ancora: “Questo atteggiamento è incentivato sia dall’assenza di controlli severi, sia dalla mancanza di conseguenze penali concrete per chi viola le prescrizioni riguardanti le procedure di macellazione“. Ed è su questi punti che si annidano le richieste degli animali – una petizione che al momento ha quasi raggiunto le 150mila firme – affinché vengano introdotte norme incriminatrice che puniscano espressamente il maltrattamento degli animali durante le fasi di stordimento e abbattimento. Altresì chiedono l’abrogazione – gradualmente – di qualunque deroga in materia di stordimento; l’obbligo ad installare telecamere nei macelli e il rinforzo dei sistemi di controllo.

*immagine in evidenza: Fonte/Animal Equality Italia