incendio in amazzonia

L’Amazzonia è il polmone verde del nostro pianeta: è la più grande foresta pluviale del mondo, che si estende su Brasile, Colombia, Perù e altri paesi del Sud America, ed è nota per la sua biodiversità. Ma tutta questa varietà di specie è oggi messa a serio rischio dalle fiamme che imperversano, ormai da troppo tempo, senza sosta.

Nei primi 8 mesi del 2019, la NASA contava 83.000 incendi boschivi: un numero destinato ad aumentare ancora. E se durante le prime due settimane di agosto gli stati di Amazonas e di Acre hanno dichiarato lo stato di emergenza, il culmine è stato toccato il 19 agosto, quando a San Paolo, in Brasile, l’intero cielo della città è stato oscurato dai fumi provocati dagli incendi.

Un intero ecosistema minacciato

Secondo il WWF, gli incessanti roghi rischiano di far estinguere ben 265 specie viventi: più in particolare, 180 animali e 85 vegetali. Il WWF spiega che il 76% di queste varietà sono sotto la protezione internazionale; tuttavia, la minaccia degli incendi potrebbe vanificare ogni sforzo finora compiuto per proteggere mammiferi come il formichiere gigante o l’armadillo, o uccelli come l’aquila coronata e il tinamo grigio. Il rischio è ancora più grande per le oltre 60 specie che non rientrano sotto alcuna forma di tutela, come il Caluromysiops irrupta, un raro opossum amazzonico.

Emergenza planetaria

L’associazione ambientalista dichiara, senza mezzi termini, che un simile disastro dovrebbe interessare tutto il pianeta. Negli ultimi 50 anni, la varietà degli organismi viventi all’interno delle foreste è stata drasticamente ridotta: si parla di oltre il 50%. Se l’Amazzonia è l’epicentro dell’emergenza, la causa scatenante è rappresentata soprattutto dall’attività umana: il WWF richiede ora, ai governi di tutto il globo, un “New Deal for Nature and People” (Un nuovo piano per la natura e le persone), da realizzare entro il 2020.