dj fabo

Marco Cappato rischiava fino a 12 anni di carcere per aver aiutato Dj Fabo a raggiungere la Svizzera e sottoporsi a suicidio assistito, ma la sentenza della Corte Costituzionale sul caso ha un sapore storico, ed è una vittoria per chi, come lui, ha creduto fino all’ultimo in questa battaglia. Al suo fianco anche l’ex compagna di Fabo, Valeria Imbrogno, che al Corriere della Sera ha commentato la decisione della Consulta: “Adesso so che tutte le fatiche, la stanchezza e la sofferenza di Fabo non sono state inutili. Questa vittoria è per lui“.

La soddisfazione di Valeria Imbrogno

Grande soddisfazione per Valeria Imbrogno, ex compagna di Fabiano Antoniani, per tutti Dj Fabo. Dopo la sua morte, al termine di un lungo calvario, lei ha continuato a lottare e alla fine la risposta positiva è arrivata.

Questa vittoria – ha detto al Corriereè per lui. È per un uomo che se n’è andato sapendo di aver tirato un pugno potente a un avversario assurdo. Il resto del match lo abbiamo vinto noi, tutti quanti assieme“.

Da tempo sentiva dentro di sé di essere prossima alla svolta: “Alla fine mi aspettavo che andasse così, era qualcosa di più di una speranza.

Ho sempre confidato nel fatto che i giudici fossero persone illuminate“.

La Consulta ha dato ragione a Cappato

Quella di Valeria Imbrogno è una battaglia che va avanti da tempo, al fianco di Marco Cappato per arrivare a un punto di svolta legislativo in materia di suicidio assistito.

Cappato, dell’Associazione Luca Coscioni, rischiava fino a 12 anni di reclusione per averlo aiutato ad arrivare in Svizzera per morire. Era questa la volontà di Dj Fabo, da anni costretto a un letto dopo un terribile incidente.

La decisione della Consulta è arrivata dopo un duro percorso: l’aiuto al suicidio, in casi come quello di Fabo, è lecito. Per la Corte Costituzionale non è punibile ai sensi dell’articolo 580 del codice penale, in alcune condizioni, chi agevola il proposito di suicidio, autonomamente maturato da un paziente affetto da patologia irreversibile e tenuto in vita da trattamenti di sostegno, in situazione dallo stesso reputata intollerabile.