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Continuano le indagini per chiarire la dinamica di quanto avvenuto ieri nella Questura di Trieste, nella sparatoria dove hanno perso la vita gli agenti Matteo Demengo, 31 anni, e Pierluigi Rotta, 34 anni. Alejandro Augusto Stephan Meran, il 29enne che ha sparato, è in stato di fermo e si è avvalso della facoltà di non rispondere. Madre e fratello del dominicano, affranti, parlano dei problemi mentali di cui soffrirebbe l’uomo. Non sono convinti i magistrati che, nel decreto di fermo, sollevano dubbi sullo stato mentale di Stephan Meran. Nel frattempo i sindacati di Polizia sollevano il problema della mancanza di tutele degli agenti e delle dotazioni difettose.

Trieste, le vittime potevano essere di più

Il gip Massimo Tommasini lo scrive nella convalida delle misure cautelari. Alejandro Augusto Stephan Meran ha sparato 17 colpi, svuotando un caricatore e arrivando a metà dell’altro delle due pistole sottratte a Rotta e Demenego. L’uomo, al momento ricoverato all’ospedale di Cattinara, avrebbe fatto fuoco ad altezza uomo, rischiando di uccidere altri 8 agenti. La Procura solleva dubbi sul suo presunto stato mentale precario, riportato anche nel decreto di fermo in cui Stephan Meran viene dipinto come un uomo “pienamente inquadrato nel tempo e nello spazio“.

Le accuse per lui, che si è avvalso della facoltà di non rispondere, sono di duplice omicidio e di 8 tentati omicidi.

La madre e il fratello parlano dei disturbi mentali

Sono Betania e Carlysle, madre e fratello di Alejandro, a raccontare del passato di disturbi mentali del killer. La famiglia avrebbe vissuto per qualche tempo di Germania, dove i medici gli avrebbero diagnosticato un disturbo psichico e prescritto alcuni farmaci.

Il 29enne in Italia non si curava più, racconta la madre, che avrebbe allertato l’ufficio di igiene mentale. Si attendeva per il giorno dopo la sparatoria la decisione se prenderlo o meno in carico.

La donna era preoccupata perché il figlio diceva di sentire delle voci, una presunta crisi psicotica culminata nel furto del motorino, per cui lei e Carlysle fanno la denuncia alla Polizia. “Non pensavo potesse fare una cosa del genere, lui è malato. Mi dispiace tanto, ha distrutto delle famiglie“, dichiarerà più tardi la donna.

La polemica sulle fondine

All’indomani della tragedia, mentre le famiglie a Trieste piangono i due agenti uccisi, il sindacato di Polizia (Sap) parte all’attacco sulle dotazioni.

Il Sap aveva inviato mesi prima comunicazioni al Viminale, all’epoca guidato da Matteo Salvini, su alcune segnalazioni in merito alle fondine difettose. Dopo i nuovi solleciti del sindacato ad agosto, il Dipartimento di pubblica sicurezza ha dichiarato che stava procedendo con una verifica e che è stata acquisita una nuova campionatura di fondine.

Questo è avvenuto solo pochi giorni prima della sparatoria di Trieste: “Uno dei due agenti aveva già avuto problemi con la fondina rotante e gliene era stata data un’altra di vecchio tipo che non permette di bloccare l’arma al suo interno“, ha dichiarato il segretario del Sap Stefano Paoloni.

All’altro collega che invece aveva la nuova fondina rotante è stata sfilata l’arma insieme al dispositivo di contenimento, poiché il supporto ha ceduto rompendosi. Questo è un difetto che come Sap stiamo denunciando da circa un anno con continue note al Dipartimento“, continua il segretario.

Viminale: “Odiose speculazioni”

Risponde a stretto giro il ministero dell’Interno, che invita a non sollevare speculazioni in merito alla morte dei due agenti. Nel corridoio dove Alejandro Augusto Stephan Meran ha sottratto la pistola all’agente che lo stava accompagnando al bagno non ci sono telecamere che possano chiarire le dinamiche.

In relazione alle odiose speculazioni generate ieri da un rappresentante del Sap nel tentativo di correlare la tragica morte di Matteo e Pierluigi all’inadeguatezza dell’equipaggiamento in dotazione“, scrive il Dipartimento, “allo stato attuale degli accertamenti, in assenza di testimoni e documenti video, è priva di fondamento ogni arbitraria ricostruzione della dinamica che ha portato alla sottrazione dell’arma del collega ucciso per primo“.

Immagine in copertina: Polizia di Stato/Facebook