Partorisce da sola in una prigione inglese, ma il neonato muore. Si riaccende il dibattito sulle condizioni di donne e bambini in carcere. Le associazioni di beneficenza insorgono (Immagine di repertorio)

“Come può succedere questo nella Gran Bretagna del 21° secolo?”, si chiede Joan Smith sul The Guardian. Si riferisce al caso che sta movimentando l’Inghilterra da una decina di giorni. Una detenuta della prigione di HMP Bronzefield, nel Middlesex, ha dato alla luce un bambino in cella, da sola. Il neonato è tuttavia deceduto poco dopo. La tragedia è avvenuta alle prime ore di venerdì 27 settembre. Stando a quanto riporta il quotidiano britannico, una fonte interna avrebbe rivelato che, quando lo staff del carcere è giunto alla cella della neomamma detenuta, era ormai troppo tardi.

Non si sa con esattezza quanto tempo sia trascorso tra il parto e l’arrivo dello staff penitenziario, ma probabilmente un paio d’ore, asserisce il Guardian. Abbiamo tutti diritto ad una spiegazione su come si è potuta permettere una simile tragedia, ha concluso la scrittrice e attivista per i diritti umani Joan Smith.

Le dichiarazioni della direttrice del carcere

Vicky Robinson, direttrice del penitenziario, ha successivamente confermato il decesso del neonato, scrivono i quotidiani di tutto il Regno Unito. La Polizia britannica e l’ambulanza giunta in carcere hanno riferito di aver ricevuto una chiamata tra le 8.30 e le 9 del mattino di venerdì 27 settembre.

La polizia è al momento impegnata con le indagini sulla tragica morte del piccolo, poiché non son ancora state decretate le cause del decesso. La direttrice Robinson ha successivamente dichiarato: “Stiamo supportando la madre in questo momento di difficoltà. I nostri pensieri sono con lei e la sua famiglia. Collaboriamo inoltre con tutte le autorità coinvolte nelle indagini. Ulteriori commenti per ora sarebbero inappropriati”.

Il dibattito sulle condizioni delle donne e delle madri in prigione

HMP Bronzefield è il più grande carcere femminile di tutta Europa, ricorda il Guardian.

Ospita al momento oltre 550 detenute. Dal luglio 2016, 4 donne sono morte all’interno del carcere di Bronzefield, aperto nel 2004. La morte del neonato venerdì 27 settembre ha sollevato un polverone nel Regno Unito, infiammando un dibattito che va avanti da anni. I punti critici individuati dalle associazioni di beneficenza e assistenza alle donne in carcere, riportati dal Guardian, riguardano principalmente la mancanza di un’assistenza medica adeguata durante il travaglio e il parto.

Seguono le condizioni igieniche non all’altezza della situazione. Ed infine il fatto che numerosi bambini innocenti spendano la loro infanzia dietro le sbarre. Ogni anno, le carceri inglesi e gallesi ospitano infatti circa 600 donne incinte, e circa un centinaio di bambini nascono in cella.

La denuncia delle associazioni di beneficenza

Naomi Delap, a capo dell’associazione benefica Birth Companions, che si occupa di assistere le donne in carcere durante e dopo la gravidanza, ha parlato senza mezzi termini, riporta ancora il Guardian. Questo tragico evento è un potente promemoria della nostra necessità di assicurare alle donne incinte e alle nuove madri l’accesso ad un’assistenza fisica e psicologica di alta qualità durante la loro detenzione in carcere. Altre associazioni di beneficenza analoghe hanno mosso le stesse accuse al sistema penitenziario britannico, sottolineando gli stessi gravi problemi. Perché anche se detenute, ha affermato la dottoressa Kate Paradine, direttrice dell’associazione Women in Prison, tutte le madri hanno il diritto di partorire con dignità.