ezio bosso

Ezio Bosso è ospite a Propaganda Live, su La7, dove ha commentato l’attualità con la sagace ironia che lo contraddistingue. Il maestro si è detto molto preoccupato dall’aggressività del linguaggio che vede diffondersi, soprattutto sui social, e dalla piega che stanno prendendo gli eventi a livello internazionale. Bosso ha recentemente annunciato di non poter più suonare il pianoforte e in un messaggio il direttore Enrico Mentana gli manifesta la sua vicinanza contro chi “mentre lui indicava la luna della cultura, della bellezza e della musica guardavano le dita“.

Ezio Bosso: “Mi fa paura chi vuole insegnare a vivere”

Ezio Bosso, durante la sua intervista, dimostra di avere una certa opinione dei “maestri”, categoria in cui lui, nolente o volente, rientra.

Io ero terrorizzato dai miei maestri“, racconta a Diego Bianchi, “Tanto che quando mi chiamavano maestro mi guardavo dietro le spalle e mi spaventavo. Però adesso l’ho accettato“.

Per lui si è un maestro “Quando hai studiato tanto tanto e continui a studiare. È uno dei vantaggi dei maestri: migliori, migliori, migliori, poi muori“. E quando lo chiamano “maestro di vita” non ne è molto felice: “A me quando mi cambiano maestro di vita mi fa paura, perché mi fa paura chi vuole insegnare a vivere.

A me piace l’idea di aprire una porta in cui passare, di dare accesso“.

La solidarietà di Enrico Mentana

Ezio Bosso ha smesso di suonare il pianoforte a causa della malattia degenerativa di cui soffre. Enrico Mentana gli lancia un messaggio di solidarietà dopo la richiesta del direttore d’orchestra di smetterla con “il pietismo sensazionalistico“.

Nel video il direttore gli manifesta la sua stima: “Il mio amico geniale, l’uomo che mi ha insegnato la musica. L’uomo che conosce e ama l’arte della musica come conosce e ama l’arte della vita. Spero che abbia riso di quei fessi che mentre lui indicava la luna della cultura, della bellezza e della musica guardavano le dita.

Che ne capiscono Ezio, che ne capiscono“.

Trump “umanamente imbarazzante”

Riguardo alle dichiarazioni di Donald Trump sulla crisi curda in corso in Siria, il giudizio è tagliente: “È imbarazzante, questa non è una comunicazione, è un continuo egoriferimento. È una sciocchezza dovremmo commentarla come uno che non sa argomentare e dice ‘Mi hanno preso la merendina’. L’America per sua natura considera il suo presidente un simbolo, tutto è soggettivizzato. A me fa male, questo è uno specchio generale. L’oggetto è la guerra, la sofferenza, cosa dobbiamo fare. La risposta dovrebbe essere come collaborare perché quelle persone non vengano massacrate“.

Anche sui social il direttore d’orchestra ha forti dubbi: “La capacità di sintesi è diventata una forma di aggressione. Io ho una folle paura delle tifoserie. Non è più competere, ma distruggere l’altro attraverso una frase“. La comunicazione ha perso la sua funzione di mezzo di confronto: “È un parlare a se stessi, non ascoltare. A me interessa una dolcezza nel linguaggio, non mi interessa lo scontro verbale, sono semplicemente due muri che si incontrano. Oggi quello schermo non è una finestra ma un muro. Si può dire di tutto senza conseguenze“.