Elena Santarelli sdraiata sull'erba

Di qualche settimana da l’annuncio di Elena Santarelli, mamma del piccolo Giacomo, che ha deciso di scrivere un libro sulla battaglia di suo figlio. Un libro che possa essere un sunto di un duplice combattimento, quello di un bambino e quello di una mamma, uniti da un filo indissolubile nella lotta al male, il cancro. Un libro che le è costato anche critiche fuori luogo e di cattivo gusto da parte di chi l’ha messa all’indice accusandola di “lucrare” sulla malattia del figlio. Oggi la Santarelli ha voluto tornare a raccontare di questo lungo cammino e di sé stessa a F, aprendosi su titubanze, sogni e incertezze che hanno abitato il suo animo in questi anni e che ancora si trascinano nel tempo.

Elena Santarelli, la terapia per superare il dolore

Il settimanale ha deciso di dedicarle un’intera copertina, un viso dalle plurime sfumature: il sorriso di donna e il sorriso di mamma. A distanza di tempo dal giorno più felice per la Santarelli, quando i medici del figlio Giacomo le hanno comunicato del “follow up”, e che quindi suo figlio a soli 9 anni era riuscito a combattere il cancro avviandosi lungo la via della guarigione, Elena Santarelli ha deciso di aprirsi a F, tornando su quei difficili momenti che è arduo rimuovere, cancellare, fare finta che siano solamente piccoli tasselli all’interno di una parentesi remota.

Chi ti dice di lasciarsi tutto alle spalle non sa di cosa sta parlando – riporta Fanpage, riprendendo le parole della Santarelli rilasciate in esclusiva a FNon ha vissuto la malattia. Ripercorrere alcune vicende mi ha fatto male, per questo, e non mi vergogno a dirlo, sto seguendo una terapia psicologica“.

L’incubo del cancro sulla propria pelle

Sulla terapia la Santarelli si dilunga: si chiama Emdr. “Si basa sul movimento degli occhi tra la psicoterapeuta e il paziente per elaborare il dolore.

Questa tecnica ha aiutato anche Giacomo“. C’è poi una rivelazione tra le sue parole quando la stessa Santarelli ha voluto svelare di essersi sottoposta lei stessa a degli esami medici. “Ero stata operata per una coxartrosi. L’operazione era andata bene ma il dottore mi disse che aveva trovato un tessuto che lo preoccupava e quindi mi fecero una biopsia per capire se si trattava di una massa benigna o maligna“. Una constatazione la sua conclusione a riguardo: “Se avessi dovuto fare il percorso di Giacomo non avrei avuto la sua forza e il suo coraggio“. C’è tanta felicità sì, è oggettivo, ma c’è tanto di quel dolore che ha abitato in lei in questa lunga battaglia che deve ancora essere esorcizzato, tirato fuori dopo averlo represso per amore di madre per lasciare spazio ogni giorno al sorriso con il quale ha accompagnato suo figlio ogni giorno, fino a quel fatidico e glorioso “follow up”.