DNA di Stefano Leo sull'arma del delitto, arriva la conferma dei Ris

È stata diffusa la registrazione dell’audio con la confessione che Said Mechaquat, reo confesso assassino di Stefano Leo, ha rilasciato ai carabinieri di Torino lo scorso 31 marzo.

Alcune frasi da lui pronunciate erano già state motivo di sconcerto in passato: ora la sua confessione è asportabile per intero, diffusa da Il Corriere della Sera.

Una confessione dalla voce glaciale

La sua voce è ferma, sembra quella di qualcuno che sta raccontando un fatto di cui è stato semplice testimone. Mechaquat è glaciale mentre spiega la dinamica dello sgozzamento: “Mi alzo tranquillo, lo raggiungo, gli passo leggermente davanti, gli dò il colpo al collo, guardo meglio se gliel’ho dato bene, mi ricordo, poi niente…l’ho superato….poi l’ho superato, lui già faceva fatica a respirare”.

Questione di attimi, dunque: una vita portata via con un gesto di un secondo.

Mechaquat dice che di lui “non si è accorto nessuno”. Ha scelto di sgozzarlo, anche se arrivava alle sue spalle, perché non voleva rischiare di ferire soltanto: voleva uccidere. Perché “anche se buchi il polmone rischi che non muore”, spiega: “È logica”.

Ucciso perché giovane e con un futuro davanti

Perché uccidere Stefano Leo? Glielo chiedono i carabinieri, così come se lo è chiesta la sua famiglia.

A tale riguardo Said Mechaquat è terrificante nello spiegare: “La questione è molto semplice io volevo prendere a Torino un ragazzo, giovane quanto me, togliergli tutte le promesse di figli che avrebbe voluto fare, togliergli le generazioni di figli che avrebbe pensato di fare, togliergli l’amore dei suoi genitori e boh, così è stato. Quello era il mio intento”.

Alla base di tanto rancore ci sarebbe stato, spiega l’uomo, il fatto che l’ex compagna lo avrebbe “privato” della possibilità di stare con il figlio, costringendolo a non poter avere “l’unica cosa che volevo”.