bimbi aula scuola

La madre della bimba disabile maltrattata dalla prof a Roma prova un grande senso di gratitudine, nonostante lo sconcerto dovuto a quanto accadeva a scuola alla sua bambina. 

È stato per lei molto confortante, infatti, scoprire che i compagni di scuola della piccola, così come i loro genitori, si sono fatti in quattro per proteggerla e per denunciare quanto stava accadendo. Scoprire che, nonostante tutto, sua figlia non era sola, è per lei di grande aiuto.

Le parole della madre

È stata Repubblica a raccogliere la testimonianza della madre della piccola, studentessa in una scuola elementare romana. Lei ha raccontato in particolare due cose: in primis l’atteggiamento della scuola nei confronti del caso, e in secondo luogo l’atteggiamento delle famiglie, che hanno protetto la piccola e raccontato quello che stava accadendo.

La classe si è infatti rivelata fondamentale affinché le vicissitudini venissero a galla: “Voglio solo ringraziare quei bambini e le loro famiglie. Sono stati meravigliosi. Spesso sentiamo parlare di cose brutte che accadono nelle scuole, di bullismo. E invece gli amici di mia figlia l’hanno protetta“.

La denuncia durante una giornata sulla disabilità

La denuncia dei maltrattamenti è arrivata proprio dai bambini, quando una delle maestre ha parlato a loro di disabilità e rispetto: “I compagni, sentita la spiegazione, hanno chiesto: “Ma se i disabili sono meno fortunati di noi e vanno aiutati, perché l’insegnante di sostegno tratta male Margherita (nome di fantasia, ndr)?”.

Prima di quel momento c’erano stati altri avvisi, negli anni, da parte di genitori che riportavano le parole dei figli, che a casa raccontavano che la prof trattava male la bambina. Da parte della scuola c’erano però sempre state rassicurazioni: “La scuola, però, mi ha sempre rassicurata spiegandomi che la maestra era forse un po’ severa ma che non avrebbe mai fatto del male alla mia piccola. Ancora oggi l’atteggiamento dell’istituto è quello di sminuire quello che è successo, di dire che io sono esagerata, che drammatizzo“.