Ilaria Cucchi

Il 22 ottobre saranno passati 10 anni dalla morte di Stefano Cucchi. Il 2019 è stato un anno fondamentale per la vicenda, con la svolta processuale. Pochi giorni fa, la sorella Ilaria Cucchi ha confidato quale pensa sia stato il suo grande errore.

Il rimorso più grande

L’occasione è la presentazione del quinto Memorial dedicato a Stefano Cucchi, che si è tenuto a Roma il 12 e 13 ottobre. Tra pochi giorni, sarà invece il decimo anniversario del giorno che ha segnato l’inizio di tutto e per questo il Memorial è stato particolarmente sentito. Un occasione anche diversa, tra sorrisi e speranza, visto che è stato l’anno della svolta processuale, con la testimonianza chiave di Francesco Tedesco e il rinvio a giudizio degli imputati.


Una vicenda che sembra quindi avviata verso la risoluzione, ma non per questo cessa di lasciare ferite aperte nei familiari. Ilaria Cucchi, volto di punta della vicenda, durante un’intervista a Leggo ha dichiarato quale sia il suo più grande rimorso nella vicenda: “Quello di non aver buttato giù quella porta quando Stefano stava in ospedale. Ma ero un’altra donna, più giovane, più ingenua. Mi fidavo dello Stato”. L’Ospedale è il Pertini, dove Stefano Cucchi muore il 22 ottobre 2009.

La solidarietà ai poliziotti di Trieste

La vicenda Cucchi è stata spesso stigmatizzata in una lotta aperta alle Forze dell’Ordine, ma Ilaria Cucchi ha di nuovo smentito, raccontando cosa abbia detto ai suoi figli sulla morte dello zio. “Ho detto la verità. Che ci sono stati dei carabinieri che hanno sbagliato con una crudeltà disumana. Ma – continua Ilaria Cucchi – ho detto loro che non tutte le persone che indossano una divisa sono così”.
A tal proposito è intervenuto anche l’avvocato di famiglia, Fabio Anselmo, che ha approfittato del momento per esprimere solidarietà sulla vicenda dei poliziotti uccisi a Trieste.

Noi non siamo contro nessuno, noi siamo per le persone, per gli ultimi e anche per queste persone in divisa”. L’avvocato rimarca ulteriormente che la loro battaglia sia personale contro gli assassini di Stefano e chi ne ha coperto le tracce coi depistaggi, non contro il sistema generale. “È una cosa che travolge e manca di rispetto anche alle famiglie dei poliziotti. L’associazione Cucchi è un momento di gioia, è per il diritto alla vita, per l’uguaglianza davanti alla legge”.

I prossimi processi

Il 12 novembre si terrà la prima udienza agli 8 carabinieri accusati di falso e depistaggio, processo nel quale il Ministero della Difesa e l’Arma dei Carabinieri sono parte civile. Il 14 novembre, invece, è attesa la decisione della Corte d’Assisi sui 5 accusati di falso e di omicidio preterintenzionale. Un momento in cui forse la famiglia Cucchi avrà giustizia, ma che non potrà far buttare giù quella porta d’ospedale alla sorella Ilaria.