classe scolastica

Dopo la tragedia accaduta a Milano a Leonardo, il bambino di quasi 6 anni caduto nella tromba delle scale della scuola elementare Pirelli di Milano, parlano i nonni del piccolo. Il dramma che ha colpito questa famiglia necessita chiarimenti e gli inquirenti avrebbero cambiato le ipotesi di reato in seguito al suo decesso dichiarato ieri.

Le parole dei nonni del piccolo Leonardo

Come riporta Repubblica, i nonni del piccolo Leonardo pretendono che venga fatta chiarezza su quanto accaduto al loro nipotino. Queste le parole della nonna del bambino: “Siamo distrutti non si può morire prima ancora di cominciare la vita. Leo è andato a scuola e non è più tornato qui.

La sua stanzetta adesso è vuota. Noi non abbiamo niente da dire, qualcun altro penso di sì“.

Le sue dichiarazioni si accompagnano a quelle del marito: “Chiediamo solo di sapere cosa è successo a Leonardo. Abbiamo diritto almeno a un po’ di pace“. In effetti, su come sia potuto accadere che Leonardo (6 anni da compiere il prossimo dicembre) sia precipitato nella tromba delle scale della scuola elementare che frequentava resta ancora non chiaro.

Le indagini sulla morte del bambino

Si indaga adesso sulla morte del piccolo, dopo che ieri è stato dichiarato il suo decesso, gli incessanti tentativi di salvarlo dei medici dell’ospedale Niguarda di Milano non hanno avuto purtroppo riscontro positivo.

Adesso, sarebbero anche cambiate le ipotesi di reato e gli inquirenti starebbero indagando per omessa vigilanza e omicidio colposo. Le indagini sarebbero complicate dal fatto che sembra che nessuno abbia assistito alla caduta del bambino e nella scuola pare non siano presenti sistemi di videosorveglianza.

Le ipotesi sulla sua morte sembrano essere ancora tante, sembra che ancora non ci sia alcuna certezza se non quelle riscontrate dai medici e che riguardano le terribili condizioni in cui è giunto all’ospedale: un gravissimo trauma cranico e lesioni praticamente su tutto il corpo.

Intanto, i genitori degli altri bambini chiedono sicurezza, come riferisce Repubblica: “Non accusiamo maestre e bidelle: è lo Stato ad avere il dovere di rendere sicure le scuole“.