al Baghdadi

Il trionfale annuncio di Donald Trump sulla morte del ‘Califfo nero’ dell’Isis, Abu Bakr al-Baghdadi, ha aperto nuovi scenari nell’ambito della lotta al terrorismo di matrice jihadista, sigillando un punto importantissimo a favore delle forze statunitensi. Secondo un’inchiesta del New York Times, che cita fonti di intelligence, la fine del leader dello Stato Islamico potrebbe essere legata a una ‘soffiata’ in mano alla CIA. Nelle insenature di questa rivelazione, però, iniziano a farsi sempre più prepotenti gli interrogativi sulla versione fornita dal presidente Usa.

Al-Baghdadi “tradito da delle mogli”

Dietro il rumoroso annuncio della morte di Abu Bakr al-Baghdadi, leader dello Stato Islamico da anni bersaglio mobile degli sforzi contro lo spettro dell’Isis, si nascondono inevitabilmente retroscena e interpretazioni che aprono a interrogativi e ricostruzioni sempre più insistenti.

Secondo quanto battuto dal New York Times, la morte del Califfo Nero di Daesh sarebbe legata a una decisiva spinta propulsiva nella missione volta a scovare il suo nascondiglio nella regione di Idlib.

Nello specifico, il raid che avrebbe visto il numero uno dell’Isis messo spalle al muro, prima di morire senza scampo, sarebbe stato in qualche modo ‘favorito’ dalle rivelazioni di una delle mogli. Indicazioni che si sarebbero rivelate fondamentali per posizionare la CIA un passo avanti rispetto al disegno di fuga del Califfo, al punto da chiudere la ‘partita’.

Catturata la scorsa estate insieme a un corriere riconducibile alle trame di al-Baghdadi, la donna avrebbe ceduto nel corso di un interrogatorio finendo per svelare lo spostamento del terrorista dall’area di Raqqa al settore nordoccidentale siriano.

I dubbi dell’era post al-Baghdadi

All’alba dell’era post al-Baghdadi – con un Occidente ancora ‘stordito’ dall’annuncio rovente e colorito con cui Trump ha dipinto il quadro della sua fine (“È morto come un cane, un codardo, fuggendo, urlando e piangendo“) – dalle ferite imposte dal terrorismo zampilla un interrogativo dopo l’altro.

Al-Baghdadi è morto davvero? Non è certo la prima volta che si arriva a un simile quesito, visto il pregresso di annunci e ritrattazioni sul suo decesso (l’ultimo risalente al 2017), e i dubbi sul tavolo degli esperti inizierebbero a farsi sempre più pungenti. Da Mosca sarebbe giunto un chiaro sintomo di incertezza sull’intera operazione, e l’approccio di cautela del Cremlino sul blitz ha alimentato il vento di domande sul caso.

La ricostruzione servita ai media da Donald Trump avrebbe un’andatura claudicante, almeno sotto alcuni aspetti segnalati dai media d’oltreoceano. A destare qualche accento di sospetto sarebbe anzitutto la descrizione di un uomo in lacrime, in fuga mentre urla disperatamente prima di farsi esplodere.

Il New York Times e il Guardian richiamano l’ipotesi che il presidente degli Stati Uniti possa aver visualizzato immagini prive di audio, e addirittura non le sequenze esatte del momento in cui Baghdadi sarebbe stato braccato nel tunnel.

Gli occhi degli esperti, dunque, sarebbero puntati verso il resoconto a tinte drammatiche reso dal tycoon, il quale avrebbe peccato di un eccessivo ‘trasporto’ riportando fatti e circostanze di cui potrebbe non aver avuto contezza in prima persona.