bare uomo

Un servizio andato in onda a Le Iene ha riportato all’attenzione dell’opinione pubblica lo scandalo del forno crematorio del cimitero di Biella emerso nel 2018 e il cui iter giudiziario è ancora in corso.

A Biella è infatti emerso che per anni la So.Cre.Bi, società appaltata per occuparsi delle cremazioni a livello cimiteriale comunale, abbia messo in atto pratiche oscene per cremare più velocemente più corpi assieme, spesso senza alcun rispetto per i corpi e per le loro bare. Sono 600 le famiglie che, oggi, non sanno se nell’urna a loro consegnata ci siano le ceneri del loro caro o di qualcun altro.

600 famiglie, al momento, risultano essere offese loro malgrado nelle atroci attività dell’azienda funebre.

Le parole del testimone anonimo

A parlare stavolta è uno degli ex dipendenti della So.Cre.Bi., che all’epoca del suo impiego aveva fotografato e filmato alcune delle pratiche oscene messe in atto dalla famiglia Ravetti, proprietaria e gestore della società. 

A quanto pare i dipendenti della società avevano ordini precisi: si cremava più di un corpo alla volta (per risparmiare tempo e poter effettuare più cremazioni) e, se la bara aveva rivestimento di zinco, si estraeva il corpo tagliando lo zinco con un’ascia e poi letteralmente ribaltando il corpo in una scatola di cartone.

Così, le immagini mostrano bare una sopra l’altra, cremate assieme, e poi riconsegnate sotto forma di cenere a famiglie ignare di ciò che realmente l’urna ricevuta poteva contenere. Non era solo una questione di quantità, ma anche di “velocità”: se una cremazione necessitava di almeno 3 ore, i Ravetti le concedevano 60 minuti. Ciò ha portato gli inquirenti a trovare ossa e denti non ancora perfettamente bruciatisi nel forno. 

Ciò che “avanzava” finiva tra l’immondizia

Non solo: i dipendenti avevano anche l’ordine di raccogliere fiori, croci, viti e qualsiasi altra cosa che potesse essere riutilizzabile e di consegnarla all’attività di famiglia, le onoranze funebri Ravetti.

A quanto racconta il testimone anonimo, lo scempio sarebbe arrivato al punto che se rimaneva un coperchio di una bara levato e non bruciato, questo veniva portato a casa dal capofamiglia e veniva usato come legna da ardere. Tutto ciò che avanzava (ceneri in più, bare di zinco, resti di casse di legno, fiori) veniva fatto portare alla discarica comunale da un netturbino compiacente.

Tutte queste atrocità sarebbero avvenute indistintamente con defunti anziani, giovani e addirittura bambini. 

Cedute le quote della società

Non si conosce ancora la posizione del Comune: il responsabile dei servizi cimiteriali del Comune di Biella, essendoci delle indagini in corso, ha deciso di non intervenire con dichiarazioni palesi quando l’inviato de Le Iene è andato a chiedere informazioni. La concessione, per ora, non è stata tolta alla So.Cre.Bi. per questioni di natura legale-giuridica, e nel frattempo i fratelli Ravetti hanno ceduto le loro quote ad altri due membri della famiglia non implicati nelle indagini, così da salvaguardare la compromissione dell’attività.