Marco Mengoni

Lunga e interessante intervista di Marco Mengoni, il cantante 30 enne che si è imposto grazie a X Factor prima e Sanremo poi. Oltre alla musica, anche tante attività per l’ambiente e idee chiare sulla sua generazione “disagiata”.

La gavetta lampo

Intervistato da Maria Luisa Agnese su Sette (Corriere della Sera), esce fuori un Marco Mengoni molto riflessivo e che non dimentica gli inizi. Nato in un paesino dell’alto Lazio, è andato via di casa senza poter contare sul supporto del padre. Da lì piccoli lavori come fonico nelle pubblicità e come cameriere, con un affitto da 250 euro al mese a Tuscolano.

Sono stati anni di fatica, ma ho imparato come fare la spesa, come arrivare a fine mese – rivela Marco Mengoni – Ancora oggi faccio quasi tutto io, in casa, e metto a posto prima che arrivi la signora che viene per le pulizie”.
In attività da oltre 10 anni, ha raggiunto il successo molto presto, ma non vede differenza tra lui e altri coetanei arrivati dopo: “non importa se parti da un’etichetta piccola o meno: De André, Dalla, Battisti che cosa erano?”

Gli insegnamenti del nonno

Oltre al padre, che gli ha “insegnato a faticare”, fondamentale è stato anche l’aiuto del nonno Sestilio, uno che “non sapeva niente della plastica, ma aveva rispetto per la natura”.

Un aspetto che ora è fondamentale per Mengoni, ambasciatore di National Geographic: “Io sono nato nel rispetto verde, nei vivai prendo sempre le piantine che stanno male, le più brutte, quelle che devo salvare. È egoismo pulito”.

Un adolescente timido

Adesso è uno dei cantanti italiani più famosi al mondo, con oltre 50 dischi di platino, ma gli inizi e l’adolescenza di Marco Mengoni non sono stati semplici: “Sono arrivato a pesare 105 chili, forse mangiavo per combattere l’insicurezza”, dice nell’intervista a Sette. Il cambiamento ormonale l’ha aiutato col peso, ma continua a vedersi in quel modo: “Mi vedo come con i chili in più, mi è di aiuto, mi porta a fare sempre di più, sempre meglio, a non mollare la guardia mai, a non tornare là”.


Un periodo, quello, in cui “mi vergognavo a fare tutto, anche mettere una maglietta o degli occhiali da sole”. Per superare le insicurezze, è stato importante il lavoro come cameriere sin dai 14 anni:È stata la prima forzatura. Poi mi sono messo in situazioni scomode, come viaggiare da solo”.
Qui arriva un aneddoto: “Facendo l’autostop a Cuba un signore che mi aveva dato un passaggio imbrocca una stradina, entra in un cancello, mi sono detto è finita”. L’uomo in realtà cercava benzina di contrabbando e subito dopo è ripartito, ha raccontato.

L’aneddoto su Dalla

Tra le curiose storie raccontate nell’intervista, anche quella su Lucio Dalla, col quale Mengoni ha inciso la ballata Mary Louise.Mi chiama questo numero sconosciuto, alla prima non ho risposto, alla seconda uno mi dice sono Lucio e io dico Lucio chi? e ho riattaccato”. Poi è andato tutto per il meglio, anche se “Oggi l’avrei fatta diversa, forse meglio, ero giovane. Mi spiace che i 12enni di oggi non avranno modelli di riferimento come Dalla, De André, Gaber… Non sanno chi è Michael Jackson!”.

Una generazione “a metà”

Mengoni si è anche definito un 30 enne atipico, antico per certi versi. Questa, dice, è una generazione che “sente da subito l’instabilità, dovuta a un’evoluzione che coinvolge tutta la società, la senti. Niente ora è in equilibrio”. Una società coerente nelle sue incoerenze, dice, una situazione dovuta al fatto che “dalle idee nette siamo passati alle tante possibilità, per cui si può far tutto e forse non si può far niente”.
Generazione difficile, ma con qualche vantaggio “sociale”: “Siamo messi meglio di chi ci ha preceduto, la mia generazione è più aperta in tutti i sensi e mi dispiace per le persone che ci governano non si aprano alla natura”. Sul tema, ha inoltre detto: “Sarò l’ultimo naif ma non vedo barriere, confini, per me la Terra non è di nessuno”.

Immagine: Albin Ollson / Wikimedia (dimensioni modificate)