Tony Badre

Continua il processo per uno dei casi di cronaca più cruenti del nostro Paese, la morte del bimbo di Cardito, ucciso dalle botte del patrigno. A parlare in aula ora è la psichiatra infantile che ha sentito la sorella Noemi.

Una vicenda raccapricciante

L’aggettivo “raccapricciante” è tra i più usati per descrivere quanto è successo lo scorso 27 gennaio. Tony Essobti Badre e Valentina Casa (la madre) sono ora accusati di omicidio, tentato omicidio, maltrattamenti e per la donna c’è anche l’accusa di comportamento omissivo. Stando alle ricostruzioni, la madre, infatti, non avrebbe fatto niente per fermare l’uomo. Quando sono stati chiamati i soccorsi, ormai per il piccolo Giuseppe non c’era più niente da fare.

Il racconto della sorella

Non è la prima volta che vengono riferite le parole della sorella Noemi (7 anni). La bambina ha raccontato al legale Clara Niola che aveva detto tutto alle maestre, oltre a riportare la crudeltà dei maltrattamenti subiti da lei e il fratello nell’ambiente domestico.
In questa fase del processo è stata sentita la psichiatra infantile che ha visitato Noemi lo scorso gennaio, Carmelinda Falco. La stessa è stata chiamata a testimoniare dall’accusa, così come il medico legale che nei giorni scorsi aveva riferito la brutalità delle violenze.


Nel racconto della bambina, riportato da molte fonti, anche alcune parte molto cruente: “Papà Tony mi ha messo sotto il rubinetto tenendomi la bocca aperta, mi voleva affogare”. Queste sarebbero le parole riportate dalla dottoressa al processo.

Noemi fingeva di svenire

La dottoressa Falco è stata anche interrogata sullo stato psicologico di Noemi, riferendo che la bambina aveva creato un proprio meccanismo di difesa: “Fingeva di svenire. Una strategia che aveva suggerito anche a Giuseppe e a noi, che la stavamo aiutando, in quanto ci riteneva in pericolo”.
Una strategia che purtroppo non ha funzionato per il piccolo Gabriele, vittima del pestaggio di Tony Badre, che a gennaio stesso confessò l’omicidio del bambino.

Proprio parlando di quella tragica notte, la psichiatra ha riferito altre agghiaccianti parole della piccola Noemi, che sono state riportate da diverse fonti. Queste sono: “Ho visto Giuseppe sul divano, non riusciva a parlare, aveva gli occhi un pò aperti e un pò’ chiusi. Gli ho detto: respira“.

Il ruolo della madre

Parte del processo riguarda anche il ruolo della madre, Valentina Casa. Secondo il medico legale la chiamata ai soccorsi è arrivata ore dopo la morte del piccolo Giuseppe e la donna ha dichiarato di essere caduta in uno stato di shock tale da non poter fare niente.
Il pm Paola Izzo sta quindi cercando di determinare con chiarezza la responsabilità della madre e un contributo arriva dalle parole della bambina, attraverso la psichiatra infantile. Secondo la dottoressa Falco, la bambina riferisce che la madre avrebbe cercato di difenderli, ma solo verbalmente. “Basta, li stai uccidendo” sarebbero le parole dette da Valentina Casa, che non sarebbe però intervenuta per “una difesa fisica dei bambini”.