lara comi

C’erano diversi e concatenati giochi di potere dietro la metamorfosi in “esperta di giri illeciti” che sarebbe avvenuta in Lara Comi, un tempo nome di punta del partito di Forza Italia e che ora versa in cattive acque politiche e giudiziarie. 

Stanno emergendo ora le intercettazioni che avrebbero incastrato Lara Comi, prima deputata europarlamentare ed ora politica al centro di un’indagine per finanziamenti illeciti, truffa e consulenze fittizie. Queste conversazioni, via whatsapp o chiamata, testimoniano come le azioni illecite avvenissero in piena consapevolezza da parte di Comi, parte tutt’altro che passiva nella vicenda che va delineandosi.

Le intercettazioni tra Comi e Bergamaschi

È maggio 2019 quando a Lara Comi si drizzano le antenne. Sono state appena emanati 43 provvedimenti cautelari per l’indagine Mensa dei poveri che coinvolge, tra gli altri, alcuni di coloro che lei sente abitualmente per affari e rapporti politici. La paura di Comi, in quei giorni, è di finire anche lei ai domiciliari e si confronta con la sua consulente Maria Teresa Bergamaschi, a cui chiede esplicitamente: “Ma mi possono indagare?”. Bergamaschi la considera un’ipotesi improbabile ma poi viene chiamata a parlare in Procura e sarà proprio lei, spontaneamente, a far leggere i messaggi della Comi in cui l’europarlamentare dichiarava di voler negare finanziamenti e soldi ricevuti: “Comunque oggi io dirò che non ho mai preso 17k non ho mai avuto consulenze con Afol né società a me collegate che non esistono”, assicura la Bergamaschi.

Con una raccomandazione: “Se dovessero chiamarti non rispondere, poi ti spiego”. Il timore dell’intercettazione era nell’aria, a quanto pare.

Consulenze fittizie copiate da internet

A Comi vengono sollevate 3 accuse. La prima è per consulenze fittizie: risulta che l’europarlamentare avrebbe fatto due consulenze su temi “peculiari” (una sul made in Italy e una sull’automotive nel rapporto Italia-Cina) per la OMR di Marco Bonometti.

Ma le relazioni sono al limite del ridicolo: scopiazzate da internet, persino stralci di una tesi di laurea. Addirittura, pare ci fossero pezzi tratti dal blog di Beppe Grillo.

L’accusa di finanziamento illecito si configurerebbe proprio sulla base dei 31mila euro che la Comi avrebbe ricevuto per le due consulenze fittizie.

Accusa di truffa aggravata

Per quanto riguarda invece l’accusa di truffa aggravata, entra in gioco un altra pedina: Andrea Aliverti, giornalista e collaboratore di Comi.

Il giornalista avrebbe ricevuto un compenso di 3mila euro mensili rimborsati dal parlamento europeo, dei quali però doveva ridarne 2mila a Forza Italia. Il tutto in base a una sorta di “know how” acquisito da Comi e ben chiaro nella sua consapevolezza, come chiarito nell’ordinanza di custodia cautelare: “Nonostante la giovane età, Lara Comi ha mostrato nei fatti una non comune esperienza nel fare ricorso ai diversi, collaudati schemi criminosi volti a fornire una parvenza legale al pagamento di tangenti, alla sottrazione fraudolenta di risorse pubbliche e all’incameramento di finanziamento illeciti”.