Il Sudamerica piegato dalle proteste e dagli scontri in piazza: dalla Bolivia al Cile, decine di morti, feriti e arrestati. Preoccupazione nelle istituzioni internazionali

Non accenna a placarsi la situazione in Sudamerica. Scontri e proteste si susseguono da settimane. In Bolivia, dopo le dimissioni e l’autoesilio dell’ex presidente Evo Morales, le manifestazioni in piazza hanno portato altra morte. Almeno 5 persone avrebbero perso la vita nella giornata di venerdì: il bilancio totale sale ad almeno 24 morti dall’inizio delle proteste. L’ex presidente Morales, intervistato dall’emittente sudamericana TeleSUR, ha dichiarato: “Il popolo sta resistendo con molta forza. Quella che sta vivendo la Bolivia ora è una dittatura. Intanto, anche in Cile la protesta popolare contro il governo del presidente Piñera prosegue, alimentando la tensione.

Proteste in Bolivia: siamo già a 24 morti

Le immagini che arrivano da La Paz e Cochabamba, le due città boliviane più colpite dall’ondata di proteste e scontri con polizia e militari, parlano chiaro.

La BBC scrive: La Bolivia ha vissuto un’altra giornata di repressione, violenza e lutto. Dopo l’autoesilio in Messico dell’ex presidente boliviano Evo Morales, la tensione è salita alle stelle. Da quasi 4 settimane, i boliviani in piazza manifestano, scontrandosi a muso duro con le forze dell’ordine. Al momento, il bilancio dei morti è di almeno 24 persone. Di questi, almeno 5 risalgono a questo venerdì. Durante una protesta a Cochabamba contro il governo de facto presieduto dalla senatrice Jeanine Áñez, la polizia e l’esercito avrebbero represso nel sangue la manifestazione.

I feriti e gli arrestati sono già centinaia. La crisi boliviana continua ad aggravarsi di settimana in settimana e le immagini della repressione suscitano preoccupazione nelle istituzioni internazionali, scrive la BBC.

Situazione critica anche in Cile

Situazione altrettanto allarmante e critica in Cile, dove le manifestazioni di protesta contro il governo del presidente Piñera vanno ormai avanti da un mese. Nell’ultima giornata di scontri, un giovane di 29 anni ha perso la vita in Plaza Italia, epicentro della protesta a Santiago de Cile.

Dall’inizio dell’ondata di manifestazioni antigovernative, il 18 ottobre, i morti sarebbero ormai 22. I feriti, scrive La Nacion, oltre mille. Le richieste principali della popolazione cilena son chiare, a partire da una maggiore giustizia sociale. Il Cile infatti, ricorda la tv locale TeleSUR, è uno dei Paesi con maggior disuguaglianza in America Latina. Dalla salute all’istruzione, dalle pensioni alla ricchezza generale, c’è un divario troppo ampio all’interno delle fasce della popolazione. I protestanti pretendono inoltre la destituzione del presidente Piñera e la formazione di un’Assemblea Nazionale Costituente che scriva una nuova Costituzione. Quella in vigore, infatti, risale ancora alla brutale dittatura di Augusto Pinochet.