Mario Cerciello Rega

Svolta nel caso Cerciello, il carabiniere ucciso da due ragazzi americani. Questi sapevano che l’uomo era un carabiniere. È quanto emerso dall’intercettazione di una telefonata con l’avvocato di uno di loro. La Procura ora chiede il giudizio immediato per omicidio volontario.

L’omicidio Cerciello

La notte del 25 luglio 2019 il carabiniere Mario Cerciello Rega è stato ucciso con 11 coltellate a Prati, quartiere di Roma. Per il suo omicidio sono stati arrestati due giovani americani, Finnegan Lee Elder e Gabriel Natale Hjorth, rispettivamente di 18 e 19 anni.
Secondo le ricostruzioni, alcuni colleghi del carabiniere ucciso erano intervenuti precedentemente per fermare l’acquisto di droga da parte di uno dei due americani assieme a Sergio Brugiatelli.

La Centrale Operativa aveva poi chiesto a Mario Cerciello Rega e il collega Andrea Varriale di intervenire per un tentativo di estorsione dei due giovani sullo stesso Brugiatelli, il quale aveva cercato di vendere loro farmaci e non droga.
Durante l’intervento partì una collutazione e Finnegan Lee colpì Mario Cerciello Rega con 11 coltellate. Il collega Varriale, invece, ha da poco denunciato Natale Hjort per lesioni.
Gli avvocati dei due giovani hanno finora insistito con la tesi che i due carabinieri non si erano dichiarati, ma ora è saltata fuori una verità completamente diversa.

L’intercettazione telefonica

Lo scorso 2 agosto i Carabinieri hanno intercettato una telefonata di Finnegan Lee Elder con il padre il suo avvocato, Craig Michael Peters. L’intercettazione. contenuta nell’informativa finale redatta dal nucleo investigativo, chiarisce come i due giovani sapevano esattamente di avere davanti due carabinieri.
I saw two cops” ovvero Ho visto due poliziotti” dice Lee Elder nella telefonata. La dichiarazione, riportata da Repubblica, prosegue così: “uno più basso, erano rivolti nella direzione opposta. Sono venuti dietro a noi, alle nostre spalle. E la macchina militare era qui”. Il giovane americano accusato dell’omicidio racconta poi la dinamica della collutazione: “La persona che mi ha attaccato era basso, più massiccio.

Mi picchiava, mi trascinava e così ho estratto il mio coltello e l’ho colpito due volte alla gamba”. Quello che ha convinto i magistrati della rilevanza assoluta dell’intercettazione, è un’altra frase ancora: “Ci hanno fatto vedere velocemente i distintivi”.

Volontarietà piena

Questa frase smonta la tesi degli avvocati difensori, secondo i quali i militari non si erano dichiarati e i giovani stavano solamente agendo per legittima difesa. Il fatto che sapessero di avere davanti due militari è un elemento determinante per il Procuratore Michele Prestino e gli altri, tanto da cambiare le carte in tavola. L’accusa ora, riporta Repubblica, potrà chiedere il giudizio immediato senza passare per l’udienza preliminare. Il reato contestato ai due americani ora è concorso in omicidio volontario.