mario cerciello rega

Ieri, si sono svolti i funerali del carabiniere ucciso a Roma, Mario Cerciello Rega, mentre era in servizio. Intanto, quel che è accaduto la notte del suo omicidio inizia a diventare più nitido: dalla vicenda dei 2 maghrebini che in realtà sono stati menzionati – pare – da Sergio Brugiatelli al perché il vicebrigadiere assassinato e il suo collega si trovassero in borghese.

Sergio Brugatelli prima dell’omicidio

Innanzitutto, è necessario chiarire che Sergio Brugiatelli non era complice o collaboratore dei militari dell’Arma, né in nessun modo del carabiniere ucciso a Roma.

Come riporta Tgcom 24, la notte che si è verificata la tragedia, Sergio Brugiatelli sarebbe stato visto da 4 carabinieri in borghese mentre aiutava uno dei due americani fermati per l’omicidio di Mario Cerciello Rega ad acquistare droga dal pusher che è stato identificato ieri, Italo Pompei.

A quel punto, i 4 colleghi di Cerciello Rega che erano in servizio sembra che abbiano effettuato un controllo sul pusher e chiesto al ragazzo statunitense di consegnare loro la busta. A quel punto, sembra che il giovane americano, Natale Hjorth, abbia dato la bustina ai militari dell’Arma specificando che si trattava di un medicinale.

Così, pare che mentre i carabinieri fossero impegnati a controllare lo spacciatore, Natale Hjorth e Sergio Brugiatelli si siano allontanati insieme.

Intorno alle 2,00 di mattina il vicebrigadiere ucciso viene poi contattato dalla Centrale operativa del Comando Gruppo di Roma che chiede a lui e al suo collega Andrea Varriale di intervenire avvisandoli del furto e del tentativo di estorsione subìti da Sergio Brugiatelli.

Un’aggressione così rapida da non potervi sfuggire

Come riporta Adnkronos, sia il carabiniere ucciso a Roma, Mario Cerciello Rega, sia il suo collega, Varriale, erano entrambi in borghese quella notte perché così richiederebbe la prassi del “cavallo di ritorno”.

Entrambi si dirigono verso Via Pietro Cossa, dove i due americani avevano dato appuntamento a Sergio Brugiatelli chiedendo in cambio della restituzione del borsello una bustina di cocaina e 100 euro.

Si avvicinano ai giovani ma, non appena si qualificano, Elder Finnegan Lee e Christian Gabriel Natale Hjorth, i due giovani statunitensi fermati per omicidio, li aggrediscono e ne scaturisce una grave colluttazione che vede immediatamente Lee colpire Cerciello Rega con la baionetta.

Il collega del vicebrigadiere non ha neanche il tempo di intervenire per tentare di aiutare Mario Cerciello Rega che avrebbe anche detto pochi secondi prima di accasciarsi a terra: “Fermati, siamo carabinieri, basta!“.

La storia dei maghrebini

Come riporta Adnkronos, i maghrebini sarebbero stati un'”invenzione” di Sergio Brugiatelli: non si sa se abbia di proposito insinuato il sospetto che i due aggressori fossero due uomini di colore o se abbia confuso la loro identità a causa del buio, non è chiaro. Solo dopo parlerà di due giovani con l’accento inglese, quando le ricerche per trovare i colpevoli erano già partite.

Sarà il collega del carabiniere ucciso a Roma, Andrea Varriale che, non appena si riprende dallo shock per la morte avvenuta sotto i suoi occhi del collega, fornirà agli inquirenti la descrizione dei due giovani americani, Elder Finnegan Lee e Christian Gabriel Natale Hjorth. E proprio mentre questi ultimi, che hanno rispettivamente 19 e 18 anni, si trovano ancora in stato di fermo con le accuse di omicidio aggravato e tentata estorsione. Il padre di Lee che è l’esecutore materiale dell’omicidio ci ha tenuto ad affermare alla CNN che suo figlio è un “bravo ragazzo“.

AGGIORNAMENTO DEL 02/08/2019 – Il 31 luglio scorso, Sergio Brugiatelli tramite il suo avvocato ha diffuso una lettera in cui ringrazia il vicebrigadiere scomparso, Mario Cerciello Rega, per avergli salvato la vita e chiarisce la sua posizione nella vicenda spiegando di non essere stato un intermediario del pusher che avrebbe truffato i due americani, di essere stato derubato del suo borsello dai due giovani e poi ricattato dagli stessi.