marco giallini in primo piano

Il famoso attore romano Marco Giallini, apprezzato dal cinema nazione ed internazionale, ha iniziato la sua carriera nel mondo della recitazione a soli 22 anni, iscrivendosi alla Scuola di Arte Drammatica di Roma, sua città natale.

Marco Giallini, il successo arrivato pian piano

Il mondo della recitazione non si è rivelato essere sin da subito la sua strada, ma la conferma che in realtà aveva la stoffa da attore è arrivata negli anni successivi, a seguito di tanto impegno e duro lavoro. A ripagare i tanti sacrifici è stata la vittoria avvenuta per ben 3 volte del premio Nastri d’argento, con i film Acab, Tutta colpa di Freud e Perfetti sconosciuti.

Volto noto della televisione italiana che negli ultimi anni lo vede protagonista nei panni di un vice questore un po’ scorbutico, Rocco Schiavone, serie televisiva in onda su Rai 2. La passione per il grande schermo gli è stata tramandata da suo padre, un operaio innamorato anche lui del cinema. Ma, oltre al cinema ha un’altra grande passione: la moto. Ed è proprio con la moto che preferisce spostarsi e viaggiare.

Giallini si racconta senza filtri

Padre di Rocco e Diego, nati dall’amore con la moglie Loredana, scomparsa a causa di una emorragia cerebrale nel luglio 2011, ed è proprio dedicato a lei il cuore tatuato sull’anulare della mano sinistra.


Marco ha deciso di raccontare, senza filtri, la sua vita alquanto movimentata rilasciando un’intervista a Vanity Fair. La sua carriera come attore è stata preceduta da un altro lavoro, in quanto per 7 anni ha fatto l’imbianchino.

Questo mestiere non l’ha mai abbandonato del tutto, perché è sempre un acuto osservatore ed infatti ogni volta che visita un posto nuovo il suo occhio esperto nota se “serve una ritoccatina“. Ed in merito a ciò racconta alla rivista Vanity Fair che più volte gli è capitato di dispensare consigli di questo tipo: “L’ho detto anche sul balcone nella casa del console a New York“.

Il momento di massimo successo per Marco è arrivato grazie alla serie Romanzo Criminale, interpretando Il Terribile, un boss della malavita romana . Ma il fatto che il successo sia arrivato un po’ più tardi ritiene sia stato un bene per lui: “Avessi avuto queste opportunità a 20 anni ero morto da mo’. Quando vorresti morire non è tempo, quando devi morire non vuoi farlo. Se esci incolume dalla gioventù, dopo va tutto liscio“, continua a raccontare alla rivista.

Quella volta a Central Park l’ha rischiata grossa

Inoltre ricorda divertito una vicenda vissuta durante uno dei suoi viaggi negli Stati Uniti, in compagnia a Central Park del suo collega ed amico Carlo Verdone: “Mi volevano sparare a Central park perché volevo fumare con Verdone che mi diceva che non si poteva. Per me stavamo in campagna. Alla fine fumavamo io e un ragazzo di colore davanti a un posacenere grande come un’acquasantiera“.