Tony Essobti Badre

Sta andando avanti il processo per uno dei casi di cronaca nera più violenti e gravi degli ultimi anni. L’imputato principale è Tony Essobti Badre, accusato di aver ucciso di botte il piccolo Giuseppe, a Cardito. A pagarne le conseguenze, però, ci sono anche le altre due sorelle, traumatizzate.

Ucciso di botte per aver rotto il letto

Era Il 27 gennaio quando vennero chiamati i soccorsi perché un bambino, apparentemente, era stato investito da una macchina. Solo che non era vero, il piccolo Giuseppe era stato picchiato a morte per aver rotto il lettino. A colpirlo, con pugni e una scopa, il reo confesso patrigno Tony Essobti Badre, di fronte alla madre e alla sorella Noemi, di 8 anni.

Lui ora è accusato di omicidio, tentato omicidio e maltrattamenti, la madre per comportamento omissivo.
Nel corso del processo, numerosi sono i passaggi crudi, violenti e difficili da ascoltare. Tra i testimoni era già stata sentita la psicologa che visitò Noemi, mentre ora ha parlato anche lo psicoterapeuta della casa famiglia che ospita le due bambine sopravvissute.

Il drammatico racconto della violenza

Erano già emerse delle prime testimonianze della bambina sui suoi modi per evitare le botte del patrigno Tony. Fingeva di svenire e aveva consigliato di fare così anche al fratellino Giuseppe.

Aveva raccontato di alcune violenze, della madre che avrebbe solo verbalmente cercato di fermare l’uomo. Ora però, la testimonianza dello psicoterapeuta testimonia quanto a fondo sia sedimentato il trauma della bambina.
SkyTG24 ha riportato alcune delle parole che il medico ha riferito alla Corte di Assise. Lo stesso ha citato la bambina, la quale avrebbe detto. “Mi ricordo le botte che dava a Giuseppe, così tante che poi sembrava morto… ma adesso non ci voglio più pensare”.

Il trauma che emerge nel quotidiano

A fare orrore, sono soprattutto i racconti di momenti quotidiani che la piccola Noemi e la sorellina vivono nella casa famiglia che li sta ospitando.

Il dottore che ne ha raccolto le parole, ha riferito altri episodi. Come quando la sorellina più piccola piange mentre fa il bagno, perché “ha paura di farsi lo shampoo perché Tony tentava di affogarla“. O ancora, quando vede qualcuno con in mano la schiumarola, utensile da cucina: “La prendeva per picchiarci“.

La frase shock mentre gioca coi bimbi

Un altro episodio è particolarmente drammatico e, riporta SktTg24 dal processo, viene fatto risalire al 9 marzo, poco più di un mese dopo il brutale omicidio di Giuseppe. La bambina, giocando con un altro pari età, avrebbe proposto a questo di interpretare il fratello morto, dicendo: “Adesso Tony è arrabbiato perché ha mal di testa e picchia Giuseppe“. Un altro bambino, inoltre, in un momento di rabbia le avrebbe detto “ti uccido“. La risposta della bambina è shockante: “Tanto ci ha già provato Tony“.

Tutti elementi che dimostrano il trauma presente nella bambina, quello cui è stata testimone e che difficilmente anche con anni e tanto lavoro potrà riuscire a superare del tutto.