emanuele scieri, il parà morto in caserma

Proseguono le indagini della procura militare di Roma in merito alla morte del parà di leva Emanuele Scieri. Il 26enne è morto il 13 agosto 1999, il suo corpo è stato rinvenuto 3 giorni dopo.

A distanza di 30 anni dalla tragica morte, la procura sembra però aver cominciato a sbrogliare la matassa che è la vicenda. Il sospetto principale è che si sia trattato di una punizione finita male.

Emanuele Scieri morto per una punizione

Secondo quanto si legge su La Nazione, il parà di leva sarebbe morto a causa di una punizione finita male.

Emanuele Scieri era stato visto parlare al cellulare, cosa assolutamente vietata nella caserma Gamerra di Pisa, dove Scieri si trovava. È stata questa dunque la causa di una punizione che gli è stata letale. A perpetuare la punizione sarebbero stati alcuni caporali che lo avevano sorpreso.

Le accuse ai caporali

Se la pista seguita dai magistrati si rivelerà veritiera, allora i caporali coinvolti nella morte di Emanuele Scieri potranno essere imputati del reato di violenze a inferiore mediante omicidio in concorso.

La dinamica infatti sarebbe la seguente; sorpreso al cellulare, i caporali avrebbero punito Scieri ordinandogli di scalare senza imbracatura la torretta destinata all’asciugatura dei paracadute.

Una pratica chiamata esercizio 9. Il parà deve aver perso l’equilibrio per poi cadere nel vuoto. Caduta che inizialmente non gli è stata fatale, lo è diventata a seguito di mancato soccorso. Il suo corpo infatti è stato ritrovato 3 giorni dopo.

Le indagini della procura

Ad essere indagati sono Luigi Zabaram Alessandro Pannella e Andrea Antico, ex commilitoni di Scieri. I pm hanno richiesto a Pannella un tampone di saliva per il test del dna, richiesta alla quale lui si è opposto.

Per quanto riguarda l’ex comandante della Folgore, Enrico Celentano, oggi 76enne, la procura ha disposto l’accusa di favoreggiamento e false informazioni.