Gabriel, 8 anni, si è impiccato nel 2017 dopo le violenze dei suoi bulli. La famiglia porta avanti una battaglia legale contro la scuola elementare e i suoi dirigenti (Immagine di repertorio)

Gabriel aveva solo 8 anni, quando ha deciso di togliersi la vita. Ha preso una cravatta, e si è impiccato nella sua cameretta. Era il 26 gennaio del 2017 a Cincinnati, Ohio. Dopo 3 anni, il caso di Gabriel Taye non è ancora chiuso. Grazie alle indagini e a dei video di sorveglianza, si è scoperto il movente che lo ha spinto ad un gesto così estremo. Da tempo, i compagni di Gabriel lo bullizzavano violentemente. 2 giorni prima che si suicidasse, l’avevano pestato e lasciato privo di sensi sul pavimento del bagno.

La famiglia ha quindi fatto causa ai dirigenti della scuola, i quali da 3 anni negano ogni responsabilità. Intanto il bullismo resta una piaga in tutto il mondo: dagli USA all’Australia, dalla Francia al Regno Unito. E sì, anche da noi.

La morte e l’accusa

La mattina del 27 gennaio 2017, Cornelia Reynolds trovò il suo bambino di soli 8 anni, Gabriel Taye, impiccato nella sua camera. Chiamò disperata il 911, ma i paramedici non poterono fare nulla per salvarlo. Il piccolo era già morto dalla sera prima. Cornelia e suo marito Benyam scoprirono che il figlio era vittima di bullismo alla scuola elementare Carson di Cincinnati, e denunciarono i dirigenti.

La famiglia Taye li accusa infatti di aver coperto le violenze e il bullismo che Gabriel aveva subito in più occasioni. Ne consegue, per i genitori di Gabriel, che anche la scuola è responsabile della sua morte. Lo ha ribadito l’avvocato dei Taye, Jennifer Branch, nell’ultima udienza in tribunale tenutasi questo mercoledì 4 dicembre. “Questi genitori non avevano idea di cosa stesse succedendo alla Carson Elementary School”, ha dichiarato Branch.

Il pestaggio in bagno e le ambiguità della scuola

Secondo quanto raccontano le fonti americane, in particolare il Courthouse News Service, il 25 gennaio Gabriel venne pestato in bagno dai suoi bulli e lasciato privo di sensi sul pavimento. Ma a far scattare la denuncia dei genitori sarebbe stato il comportamento successivo dei dirigenti scolastici. La madre di Gabriel, infatti, li accusa di aver aspettato oltre un’ora dopo il pestaggio prima di chiamare sia lei che il 911. Oltre ciò, i dirigenti avrebbero mentito sul motivo del malessere di Gabriel.

Invece di menzionare l’atto di bullismo, avrebbero raccontato che il bambino era svenuto, aveva avuto un mancamento. I video di sorveglianza della scuola invece mostrano un’altra realtà.

Il suicidio di Gabriel per sfuggire ai bulli

Il giorno successivo, Gabriel subì ancora vessazioni dai suoi aguzzini. Non si sa con precisione da quanto tempo lo tormentassero, ma Gabriel doveva ormai aver raggiunto il limite. Quella sera infatti, rientrato a casa da scuola, si è suicidato a soli 8 anni. Da quasi 3 anni, i genitori stanno portando avanti una battaglia legale contro la Carson Elementary School e i suoi dirigenti di allora Ruthenia Jackson e il suo vice Jeffrey McKenzie. I due dirigenti, scrive il Courthouse News Service, avrebbero litigato fra loro prima dell’udienza di questo mercoledì. Jackson e McKenzie spingono affinché il processo venga archiviato e ottengano l’immunità, perché non si ritengono responsabili della morte del bambino. Né, secondo la loro difesa, avrebbero potuto prevenire e controllare quegli atti di bullismo.

Un modello per futuri casi di bullismo

Secondo l’accusa, invece, tutto ciò rimarca le colpe della scuola. I dirigenti e i funzionari scolastici dovrebbero vigilare e garantire sicurezza agli studenti, ribadiscono i genitori di Gabriel e il loro avvocato. Opinione condivisa dal giudice Timothy Black, che durante l’udienza di mercoledì ha rigettato le richieste di Jackson e McKenzie, con la motivazione che le bugie dei dirigenti sulle ferite di Gabriel e il bullismo celato alla famiglia sono azioni attivamente rilevanti che hanno incrementato il pericolo che lo studente correva a scuola. “Per questo, la Corte ritiene il suicidio di Taye una conseguenza ragionevolmente prevedibile dell’attacco subito nel bagno della scuola, ha concluso il giudice Black. Jennifer Branch, legale dei Taye, si è detta soddisfatta della seduta e ha espresso la speranza che i giudici del Sesto Circuito della Corte d’Appello confermino le responsabilità della scuola, stabilendo così un modello per i futuri casi di bullismo.