i soccorritori all'hotel rigopiano

Proseguono le indagini sulla tragedia del Rigopiano, l’hotel nel quale trovarono la morte 29 persone a causa di una valanga il 18 gennaio 2017. A pochi giorni dalla notizia dell’archiviazione per i 22 indagati, risulta ora aperta una nuova inchiesta, ad essere indagati sono 3 carabinieri. 

Se la difesa contesta ogni singola accusa, i familiari delle vittime hanno accolto positivamente la notizia. A parlare è il legale Romolo Reboa, rappresentate legale di alcune delle famiglie delle vittime ha affermato che dai suoi assistiti c’è soddisfazione. 

Rigopiano: nuova inchiesta

L’inchiesta si basa sulla telefonata ai soccorsi di una delle vittime, il cameriere Gabriele D’Angelo.

D’Angelo avrebbe infatti telefonato in mattinata ai soccorsi per segnalare la pericolosità della situazione e richiedere l’evacuazione del Rigopiano quanto prima. Una richiesta rimasta inascoltata e che potrebbe aver fatto la differenza. Secondo quanto si legge in una denuncia presentata all’ex capo della Squadra Mobile Pierfrancesco Muriana, risulterebbero incongruenze tra le acquisizioni dei tabulati e i tempi dell’indagine condotta proprio dalla forestale. 

Ad essere indagati sono il tenente colonnello dei carabinieri forestali Annamaria Angelozzi e i sottoufficiali Michele Brunozzi e Carmen Marianacci.

 I tre sono stati ascoltati dai pm nelle scorse ore.

Le accuse ai militari

Le accuse rivolte ai militari sarebbero due: la prima è quella di falso materiale, mentre la seconda è quella di falso ideologico. Per quanto riguarda il primo capo d’accusa, l’indagine verterebbe sulla mancata applicazione di un timbro  nell’allegato dove risultava la telefonata del cameriere. Il documento era stato presentata a un agente di pubblica sicurezza del Con di Penne; tale documento era stato acquisito dalla Squadra Mobile e girato ai Carabinieri della forestale.

 

Per quanto riguarda il secondo capo d’accusa, ovvero quella per falso ideologico, si riferirebbe ad una nota ricevuta dai carabinieri risalente al 12 novembre 2018, nella quale sarebbe citata la telefonata di D’Angelo in un’altra telefonata risalente al 27 gennaio 2017. Nella nota risulterebbe che questa annotazione sarebbe stata inviata alla procura. La difesa però non ci sta ha ribattuto alle accuse punto per punto. 

Le parole della difesa 

I legali della difesa dei tre indagati sono sul piede di guerra e hanno già contestato entrambe le accuse. Per quanto riguarda la questione del timbro mancante, il legale del maresciallo Bunozzi, Monica Passamonti, afferma a gran voce che non esiste il falso, in quanto quel timbro mancava a priori.

 

Sull’accusa di falso ideologico, la contestazione si fa più pesante. Il legale afferma chiaramente che i carabinieri della forestale non possono essere e non sono dei meri passacarte; se qualcuno avesse dovuto passare il documento in Procura avrebbe dovuto essere la Squadra Mobile. Inoltre, afferma Bunozzi, la telefonata di Gabriele D’Angelo non è arrivata al Coc di Penne, bensì ad un amico del cameriere che prestava servizio alla Croce Rossa. Telefonata nella quale D’Angelo chiedeva direttamente il numero della prefettura, dato che il Coc non aveva la competenza a tale telefonata.