volante della guardia di finanza

La Cassazione avrebbe rigettato il ricorso dei legali di Gianluca Savoini (ex responsabile della Lega per i rapporti con Mosca) sul sequestro di chiavette, telefonini e del file audio dell’incontro all’hotel Metropol della capitale russa disposto nell’ambito dell’inchiesta sui presunti fondi russi al Carroccio. Provvedimento confermato dalla Suprema Corte, che ha accolto la richiesta della Procura generale.

Confermato il sequestro di chiavette, telefoni e audio

A riportare la notizia è Il Fatto Quotidiano, secondo cui la Cassazione avrebbe confermato il sequestro di chiavette, cellulari e file audio del Metropol di Mosca che era stato disposto a carico di Gianluca Savoini dalla Procura di Milano.

La Suprema Corte avrebbe dunque rigettato il ricorso dei legali dell’ex responsabile della Lega per i rapporti con Mosca e presidente dell’associazione culturale Lombardia-Russia, che si erano opposti al provvedimento emesso nell’ambito dell’inchiesta per corruzione internazionale sui presunti fondi russi alla Lega.

Il file del Metropol di Mosca

La difesa di Savoini (indagato per corruzione internazionale con l’avvocato Gianluca Meranda e il consulente finanziario Francesco Vannucci) aveva sollevato la questione della presunta inutilizzabilità dell’audio registrato all’hotel Metropol di Mosca il 18 ottobre 2018 – uno dei pilastri dell’inchiesta – ma l’istanza era stata respinta dal Riesame nel settembre scorso.

Proprio contro questo provvedimento, la difesa aveva depositato un ricorso in Cassazione con la richiesta di azzeramento del decreto di perquisizione e sequestro disposto lo scorso luglio dalla Procura. E la Suprema Corte, secondo le ultime notizie, lo avrebbe rigettato.

Secondo la tesi difensiva di Savoini, l’audio dell’incontro russo sarebbe inutilizzabile perché di provenienza e modalità di captazione incerte, prive di un robusto fondamento ai fini processuali.

Stando a quanto emerso nel corso dell’inchiesta, riporta SkyTg24, il file del Metropol fu consegnato ai pm da un giornalista de L’Espresso.

La fonte, coperta dal segreto professionale di cui questi si era avvalso, per la Procura di Milano non è anonima e questo renderebbe nulla la tesi dell’inutilizzabilità portata avanti dai legali di Savoini.

Il file avrebbe impresso un summit con 6 uomini, di cui 3 russi (secondo le indagini, vicini a Putin) e 3 italiani (questi ultimi sarebbero Savoini, Meranda e Vannucci), della durata di un’ora e un quarto.

Il contenuto riguarderebbe i lineamenti di un presunto accordo che avrebbe permesso alla Lega di incassare un finanziamento di oltre 60 milioni di dollari, da ottenere grazie a uno sconto sulla fornitura di greggio da parte dei russi e da destinare alla campagna elettorale del Carroccio per le europee.