eccidio del pilastro

Si torna a parlare della tristemente nota banda della Uno bianca. Erano gli anni compresi tra il 1987 e il 1994 quando, l’organizzazione criminale che prese il nome dal modello di auto utilizzato proprio durante alcune delle loro azioni, si macchiarono di 103 crimini provocando la morte di 24 persone, ferendone altre 102. In particolare, si torna a parlare di uno dei 3 fratelli Savi, Alberto: recentemente uscito in permesso premio dal carcere per trascorrere qualche giorno in famiglia sotto le Feste.

Permesso premio per Natale ad Alberto Savi

La condanna per i 3 fratelli Savi – Roberto, Fabio e Alberto – e Marino Occhipinti arrivò nel 1996 quando il processo sentenziò la loro pena all’ergastolo.

Per Occhipinti, nel 2018, è arrivata la scarcerazione. Proprio l’ultimo, il più giovane dei Savi, è uscito dal carcere di Padova dove sta scontando la pena a vita per usufruire di un permesso premio che gli ha concesso di trascorrere le feste natalizie in famiglia. Un fatto non isolato: era infatti il 2017 quando, sempre Alberto Savi, usciva dal carcere per 12 ore, trascorse in una comunità protetta e il 2018 quando, sempre in permesso premio, ebbe la possibilità di uscire nel giorno di Pasqua per un pranzo in famiglia.

L’ira dei familiari delle vittime: “Che giustizia è?”

Una notizia questa che non può passare inosservata agli occhi dei parenti e delle famiglie delle vittime che a distanza di anni non trovano lecito concedere benefici a chi si è macchiato di crimini da ergastolo. Intervistata da AdnKronos, si sfoga così Rosanna Zecchi, presidentessa dell’associazione dei familiari delle vittime della Uno Bianca: “I nostri cari sono al cimitero.

È lì che dobbiamo andare, se vogliamo fare loro visita“. Parole cariche di risentimento per il permesso concesso al killer: “Anche noi avremmo voluto passare le vacanze natalizie con i nostri cari ma non possiamo farlo. Che giustizia è? Capisco che sono passati anni, ma bisogna prendere coscienza di cosa hanno fatto“.

Una posizione, quella della Zecchi, condivisa dai familiari delle vittime che in lei ripongono le loro speranze da anni: “Io sono molto arrabbiata – continua sempre la Zecchi all’AdnKronosMio nipote si è laureato, e l’ho visto piangere quando ha portato cappellino e bomboniera sulla tomba del nonno.

Sarà un anniversario particolarmente amaro, quello di quest’anno“. E di anniversario si parla proprio perché domani, 4 gennaio, avrà luogo a Bologna la 29esima commemorazione di quello che viene ricordato come l’eccidio del Pilastro, tra i più cruenti fatti di cronaca italiani ad opera della banda della Uno Bianca datato 1991, giorno in cui vennero trucidati 3 militari: Mauro Mitilini, Andrea Moneta e Otello Stefanini.