Elvira Orlandini

Ogni epoca ha i suoi casi di cronaca nera che catalizzano l’attenzione e la morbosità dell’opinione pubblica. È così da sempre e così è stato anche negli anni del dopoguerra, quando a occupare le cronache era il caso di Elvira Orlandini, bella 22enne uccisa nel bosco di Toiano (Pisa). Ancora oggi resta uno dei casi irrisolti più famosi dell’Italia repubblicana.

L’Omicidio del Corpus Domini

Oggi conosciamo ogni dettaglio dei casi di Yara Gambirasio, del Delitto di Avetrana, i nomi di Anna Maria Franzoni e i coniugi di Erba sono familiari tanto quanto quelli di attori e sportivi.

I casi di cronaca nera hanno da sempre la capacità di appassionare e stanare la curiosità morbosa dell’opinione pubblica, da secoli nutrita di gialli e misteri tanto da fare della realtà solo un’altra di queste narrazioni di cui conoscere ogni dettaglio.
È così oggi, ma era così anche nel 1947. L’Italia era appena uscita dalla guerra con le ossa rotte e una società a pezzi, spaccata in due tra partigiani e fascisti. Si stava ricostruendo il Paese, ma nelle sue fondamenta fu annoverato anche il caso di Elvira Orlandini, altrimenti noto come l’omicidio del Corpus Domini.

La storia della 22enne più bella di Toiano

Sono passati 73 anni da quel 5 giugno 1947 e la narrazione della vicenda, vista con un distacco quasi secolare, ha assunto i contorni di una sceneggiatura o di un romanzo come tanti se ne vedono e leggono. La protagonista della storia, infatti, è Elvira Orlandini, la 22enne più bella del paese di Toiano, in provincia di Pisa. La giovane era figlia di contadini e lavorava in una casa padronale di proprietà della famiglia svizzera Salt.

Elvira era promessa sposa a un giovane veterano, Ugo Ancillotti, ma all’altare non ci arrivò mai.
Il pomeriggio del 5 giugno 1947 percorse i 200 metri che separavano la casa dalla fonte alla quale prendeva l’acqua, per non fare più ritorno. Fu rinvenuta nel Botro della Lupa (un fossato nel bosco delle Purghe) durante la processione del Corpus Domini. A trovare il corpo fu proprio il padre, che nel dramma del momento spostò anche il corpo, compromettendo così le successive indagini.

Le indagini sulla sua morte

La causa del delitto sembrò subito evidente: la gola di Elvira era aperta da parte a parte e l’autopsia confermò che la giovane era morta per “soffocamento interno“.

Nessun coltello, nessun testimone, ma il maresciallo Leonardi, iniziò subito a sospettare di una persona precisa: il promesso sposo Ugo Ancillotti. L’unico vero indizio verso di lui era che il giovane si presentò sul luogo del ritrovamento senza essere stato avvisato da qualcuno, oltre che per alcune macchie di sangue sui pantaloni. Qualche problema nella relazione tra Ugo e la Bella Elvira alimentò i sospetti. Ancillotti così finì in carcere e ci restò fino al 1949, anno della sentenza di un processo che spaccò nuovamente l’Italia in due.

Il processo e il clamore mediatico

Come in ogni classica sceneggiatura hollywoodiana di questo genere, entra in scena l’avvocato difensore. Nel caso dell’omicidio della Bella Elvira fu il parlamentare socialista Giacomo Picchiotti, fermamente convinto dell’innocenza di Ancillotti. Il processo, che catturò tremendamente l’opinione pubblica e si concentrò su dettagli macabri come la presunta verginità della giovane e stanò anche medium e altre dubbie personalità, durò ben 2 anni. Ancillotti li passò tutti in carcere, mentre fuori l’Italia si divideva tra chi lo riteneva colpevole e chi innocente.

Assolto per mancanza di prove

L’accusa puntava tutto su certi elementi, che la difesa di Ancillotti però rivolse a proprio favore.

Su tutto, venne fatto notare che Ugo si stava dirigendo a casa degli Orlandini e che il Botro della Lupa era proprio su quella strada, motivo che spiegherebbe la sua comparsa sul luogo del delitto. Inoltre, l’impronta ritrovata vicino al cadavere era un 40, mentre Ancillotti calzava il 43. Tutto questo portò all’assoluzione dell’imputato per mancanza di prove. Ugo Ancillotti è morto nel 2013 a 91 anni e resterà per sempre l’unico imputato di quell’omicidio.

Le altre ipotesi sull’omicidio della Bella Elvira

Esaurita la vicenda di Ancillotti, tuttavia, resta (e resterà) per sempre il mistero su chi abbia ucciso Elvira Orlandini.

Era davvero incinta, come sostenne una medium? Fu uccisa dal figlio della famiglia Salt, dove Elvira lavorava come domestica? Chi fu a mandare una lettera anonima ad Ancillotti, in cui suggeriva di sposare la giovane? Ipotesi e domande che ancora oggi appassionano i fan dell’occulti, attirati nel paese di Toiano in cerca del fantomatico fantasma di Elvira.

La verità non sarà mai più chiarita e sul caso resterà un perenne velo di mistero. Un velo come quello da sposa che la Bella Elvira avrebbe dovuto indossare e che invece le fu messo addosso solamente nella tomba.