strage di bologna

È arrivata in questi ultimi momenti, poco prima che le lancette dell’orologio scoccassero le 16 la sentenza che grava sul capo di Gilberto Cavallini, l’ex terrorista dei Nar. Già condannato a diversi ergastoli, i giudici hanno deciso di emettere un’altra sentenza nei confronti dell’attuale 68enne per il reato di concorso in strage per la bomba che esplose nell’agosto del 1980.

Strage di Bologna, condannato Cavallini per concorso in strage

Qualcuno lo ricorderà per nome e cognome, Gilberto Cavallini, qualcun altro anche come Il Negro o, come la cronaca e la giustizia lo hanno ribattezzato nel tempo, l’ex terrorista italiano facente parte dei Nar, Nuclei Armati Rivoluzionari.

Secondo quanto si apprende, è stata accolta la richiesta che era stata precedentemente formulata dai pm Cieri, Scandellari e Gustapane che per Cavallini avevano chiesto un’altra condanna all’ergastolo. Attualmente rinchiuso nel carcere di Terni, per Cavallini si tratta di un’ennesima condanna all’ergastolo: arrestato nel 1983 a Milano, l’anno seguente arrivò la prima condanna al carcere a vita.

Per la Procura, si occupò della logistica dell’attentato

Secondo quanto portato alla luce dalla Procura di Bologna, Cavallini avrebbe fornito il supporto logistico a coloro che furono poi gli esecutori materiali della Strage del 2 agosto del 1980, anche più comunemente nota come Strage di Bologna.

L’attentato alla stazione ferroviaria di Bologna Centrale che segnò la cronaca del secondo dopoguerra italiano, tra i più cruenti degli anni di piombo annoverato insieme alla strage di piazza Fontana. Nella strage del 2 agosto del 1980, persero la vita 85 persone e furono 200 quelle che rimasero ferite. Secondo quanto posto in essere dalla Procura di Bologna, fu proprio Cavallini ad ospitare Valerio Fioravanti, Francesca Mambro e Luigi Ciavardini: militanti di estrema destra dei Nar, già condannati per la strage.

E fu sempre Cavallini che si occupò di tutti i documenti falsi del caso e del trasporto sino a Bologna, offrendo un’auto.

Cavallini allontanò le accuse

Di fronte alle accuse odierne, Cavallini si è sempre professato innocente: “Sono in carcere dal settembre dell’83, oltre 37 anni. Sono anni di galera che mi sono meritato, li ho scontati tutti e dovrò scontare ancora. Ho meritato condanne. Ma non accetto – riporta La Repubblica le parole di Cavallini – Di dover pagare quello che non ho fatto, sia in termini carcerari sia di immagine.

Tutto quello che abbiamo fatto come Nar lo abbiamo fatto alla luce del sole, a viso scoperto, rivendicando ogni azione. Ci siamo resi conto che quello che abbiamo fatto è stato inutile o comunque sbagliato“.