Ján Kuciak Martina Kusnirova

Continua a sgretolarsi il muro che nasconde la verità dietro alla morte di Ján Kuciak, il giornalista slovacco ucciso in casa sua assieme alla fidanzata nel febbraio 2018. Per la sua morte sono state accusate 5 persone e la svolta nel processo è arrivata: il suo assassino si è dichiarato colpevole.

Ucciso per le sue inchieste

Che la svolta potesse essere vicina lo si era intuito già nelle settimane scorse, quando era arrivata la prima sentenza per l’omicidio di Ján Kuciak. Si tratta dell’intermediario Zoltan Andrusko, che ha patteggiato 15 anni di carcere per aver trovato il killer disposto ad uccidere il giornalista slovacco.


Kuciak stava indagando su una rete di corruzione che coinvolgeva anche imprenditori italiani e le sue scoperte hanno portato alle dimissioni del Premier slovacco Robert Fico.
Ján Kuciak è stato ucciso con un colpo di pistola in casa sua, assieme alla fidanzata Martina Kušnířová. Era il 21 febbraio 2018.

Il killer ha confessato e si dichiara colpevole

La polizia è risalita a numerosi nomi dietro la sua morte. Su tutti, ci sarebbe quello dell’oligarca e imprenditore Marian Kocner, che tuttavia si dichiara innocente.

Questi avrebbe chiesto alla sua collaboratrice Alena Zsuzsova di trovare persone disposte a uccidere Ján Kuciak. Grazie a Andrusko, si è così risaliti agli ex militari Tomas Szabo e Miroslav Marcek, quest’ultimo già reo confesso dell’omicidio.
Proprio Marcek è il protagonista della svolta: al processo in corso in Slovacchia, si è dichiarato colpevole e ha rivelato le dinamiche dell’omicidio.

Il racconto di Miroslav Marcek

Ad aprile aveva confessato, ora al processo Miroslav Marcek si sta prendendo piena responsabilità per l’omicidio di Ján Kuciak e della fidanzata. “Ho suonato il campanello.

Ján Kuciak è venuto subito ad aprirmi la porta. Io avevo la mia pistola in pugno, ho puntato al cuore e gli ho sparato un colpo a bruciapelo“, sono le sue parole riportate da Repubblica. Ha poi scoperto che in casa c’era anche Martina, e ha ucciso anche lei.
Marcek si dice enormemente pentito: “Sono spezzato dal dolore anch’io, ma non posso tornare indietro, non posso cambiare quel che è accaduto“.
Continuano a dichiararsi innocenti invece il presunto mandante Kocner, la collaboratrice Zsuzsova e l’altro killer Szabo.

Il post di Roberto Saviano

Sulla vicenda si è espresso anche il nostro Roberto Saviano, vicino ai temi dei giornalisti perseguiti per il loro lavoro.

Nel suo post sui social, riepiloga la vicenda e rilancia quella che potrebbe essere la forma di protezione più efficace in questi casi: “Che le autorità prendano sul serio le notizie che essi diffondono, le loro indagini – scrive Saviano – Se questo non accade, si crea un clima di impunità che fa credere ai criminali di potersi risolvere i problemi da soli. Proteggere le parole dei giornalisti significa proteggere la loro vita“.