Matteo Salvini

A Bologna, capoluogo dell’Emilia-Romagna che si appresta a tornare alle urne, è successo un episodio che a raccontarlo sembra incredibile. L’ex Ministro degli Interni Matteo Salvini ha citofonato a casa di uno straniero per domandargli se fosse uno spacciatore. La protesta per il gesto è cresciuta a dismisura.

La domanda sullo spaccio al cittadino tunisino

Per molti, è un ulteriore segnale che il limite è stato oltrepassato. Su tutti, quello della legalità. Perché quando Matteo Salvini citofona ad un tunisino residente nel quartiere popolare di Pilastro, a Bologna, per domandargli se questo sia uno spacciatore, lo fa senza alcuna autorità giudiziaria. Lo fa tuttavia accompagnato da Polizia e Carabinieri, elemento che ha destato ancor più indignazione. Lo stesso ex Ministro dell’Interno si presenta dicendo: “Se i residenti dicono che questo tizio è uno spacciatore e sta al primo piano…”. Quindi, dopo aver fatto il cognome del diretto interessato, un cittadino tunisino, la domanda diretta: “Ci hanno detto che da lei parte una parte dello spaccio della droga del quartiere, è giusto o sbagliato?“.

La protesta in Rete

Immediata l’ondata di proteste dalla Rete. C’è chi sottolinea le enormi problematiche legali del mettere alla gogna un cittadino perché accusato da altri di spacciare. C’è anche chi ritiene che con questo gesto Matteo Salvini abbia toccato il fondo nei confronti degli extra-comunitari.
Inoltre, c’è chi come la deputata Alessia Morani rinfaccia a Salvini anche la foto assieme all’ultras milanista condannato per spaccio.

Dopo il via libera al processo e l’annunciato digiuno, ora anche quest’ultima parte di campagna elettorale si arricchisce di un episodio destinato a dividere ancora di più il paese.