giulio regeni

Sono passati 4 anni da quel 25 gennaio 2016 in cui Giulio Regeni, ricercatore di Cambridge a Il Cairo, è scomparso. Il 28enne di Fiumicello, provincia di Udine, è stato rapito e torturato per giorni prima che il suo cadavere venisse trovato in un fosso dell’autostrada che collega la capitale egiziana ad Alessandria, il 3 febbraio. Oggi in tutta Italia si terranno fiaccolate in memoria di Regeni, sulla cui morte si continua a chiedere verità.

Giulio Regeni: 4 anni dopo chiediamo ancora la verità

Nonostante l’opinione pubblica si sia sempre mobilitata e continui a ricordare il ricercatore friulano, la verità sulla morte di Giulio Regeni è ancora sconosciuta.

Dopo l’iniziale collaborazione con le autorità egiziane, dovute principalmente alla durissima (e breve) decisione di richiamare l’ambasciatore italiano in Egitto, ben poco è stato fatto. Sono seguiti depistaggi delle indagini e silenzi, soprattutto sul ruolo dei servizi di sicurezza egiziani, il cui coinvolgimento è pressoché certo.

Questa sera in 100 città italiane si terranno fiaccolate, dal Pantheon a Roma a Piazza della Scala a Milano. “Sono trascorsi 4 anni da quel 25 gennaio e le autorità egiziane si ostinano ancora a non rendere noti i nomi di chi ha ordinato, di chi ha eseguito, di chi ha coperto e ancora copre il sequestro, la tortura e l’omicidio di Giulio“, si legge sul sito di Amnesty International, “Nessuno si tirerà indietronessuno si fermerà fino a quando la verità non sarà svelata“.

Paola Deffendi: 4 anni senza Giulio

La madre di Giulio Regeni, Paola Deffendi, ha scritto un post su Facebook per ringraziare della vicinanza che moltissimi hanno mostrato. Insieme al padre del ricercatore, Claudio Regeni, e all’avvocato Alessandra Ballerini, l’insegnante ha scritto un libro, Giulio fa cose, per portare avanti la battaglia, “perché la Ragion di Stato sembra aver messo a tacere la giustizia“.

25 GENNAIO 2016 – 25 GENNAIO 2020…4 ANNI …GRAZIE DI CUORE A CHI CI STA VICINO…!!!!

Gepostet von Paola Deffendi am Samstag, 25. Januar 2020

E ai politici che prenderanno parte alla fiaccolata a Fiumicello, i genitori hanno fatto pervenire un messaggio tramite l’avvocato. Nella nota si chiarisce “ai parlamentari e ai rappresentanti delle istituzioni” che “stare con noi il 25/1, quarto anniversario della scomparsa di Giulio, equivale all’assunzione di impegno e responsabilità vincolanti e comporta la condivisione delle nostre indiscutibili priorità e delle nostre richieste irrinunciabili, prime tra tutte il richiamo dell’ambasciatore“.

Roberto Fico: “È una questione di Stato”

Tra i politici che prenderanno parte al ricordo nella città natale del ricercatore anche il presidente della Camera Roberto Fico. A margine di un incontro istituzionale a Montecitorio, Fico ha ribadito che la scomparsa di Regeni “è una questione di Stato” e che “il governo e le istituzioni devono parlare come una sola voce“. Il presidente ha inoltre auspicato che il 2020 sia finalmente l’anno della verità.

Sul ritiro dell’ambasciatore italiano in Egitto, Fico ha rimarcato che “L’Egitto non incomincia nemmeno un processo, nonostante la nostra Procura abbia iscritto 5 ufficiali della National Security nel registro degli indagati. La decisione di ritirare l’ambasciatore spetta al ministro degli Esteri“.

La commissione parlamentare d’inchiesta

Sulla morte di Giulio Regeni a dicembre è stata istituita una commissione d’inchiesta parlamentare presieduta da Erasmo Palazzotto. Il deputato di Liberi e Uguali ha dichiarato in un’intervista a Il Fatto Quotidiano: “Non è Giulio, non è il suo lavoro e non è il modo in cui Giulio fa il suo lavoro a determinare quello che è successo. La chiave è proprio questa: capire cosa ha scaturito la decisione di rapirlo e assassinarlo“.

Quanto emerso dalle indagini della Procura di Roma è infatti a prima vista inspiegabile. Giulio Regeni è stato spiato per diverso tempo da persone a lui molto vicine, come il coinquilino, un’amica e il sindacalista che aveva contattato per la sua ricerca di dottorato. Regeni era nel mirino della National Security perché ritenuto una spia, secondo i magistrati. Gli agenti egiziani sono presumibilmente responsabili della sua detenzione e tortura, fino al suo omicidio. Domande e supposizioni su cui si continuerà sempre a chiedere la verità.