Rosa e Olindo

Una decisione che sembra scolpita nella pietra. Per la sesta volta la Corte d’Assise di Como ha rigettato la richiesta degli avvocati difensori di Rosa Bazzi e Olindo Romano, con la quale chiedevano di poter esaminare reperti della strage di Erba finora mai analizzati.

11 dicembre 2006, la “Strage di Erba”

La sera dell’11 dicembre 2006 è avvenuto uno dei fatti ormai più noti della cronaca nera italiana, la cosiddetta “Strage di Erba”, nella quale persero la vita quattro persone. La condanna definitiva per Rosa e Olindo, accusati di aver ucciso a colpi di coltelli e spranghe quattro dei loro vicini, è arrivata il 3 maggio 2011: ergastolo e tre anni di isolamento diurno.

A più riprese, durante gli anni, i coniugi hanno chiesto la revisione del processo, ma ogni tentativo è stato vano. Gli avvocati della coppia, Fabio Schembri e Luisa Bordeaux, hanno incentrato le loro richieste in particolare sull’analisi di alcuni reperti non ancora esaminati, custoditi presso il Tribunale di Como.

La distruzione dei reperti mai esaminati

Una richiesta che sembra però profondamente in contrasto con le volontà dei PM. Nel 2017 difatti è stata richiesta la distruzione di questi reperti non ancora analizzati, bloccata in tempo dal tribunale su sollecitazione della difesa dei Romano.

Non per molto però dato che l’anno successivo, in seguito a un’ordinanza della Corte di Cassazione, i reperti non ancora esaminati, in parte custoditi presso l’Ufficio Corpi di Reato del Tribunale di Como, sono stati portati da un cancelliere in un inceneritore del capoluogo per essere distrutti. Una parte dei reperti è comunque conservata nell’Università di Pavia.

Il no tassativo all’analisi di nuovi reperti

In numerose occasioni la Corte di Cassazione ha negato la possibilità di procedere all’esame di questi reperti, considerando inammissibile e infondato qualsiasi tentativo di riapertura del caso.

Tra i reperti in esame ci sono un’impronta palmare sconosciuta ritrovata sulle scale che conducono al pianerottolo della casa della strage, le unghie del piccolo Youssef (2 anni) ucciso nella strage, e alcune ciocche di capelli rinvenute sulla sua felpa.

Anche questa volta però la richiesta è stata respinta. Con l’unica differenza che i giudici hanno autorizzato i difensori ad avere “nuovi file originali, delle intercettazioni telefoniche che gli avvocati ritengono lacunose.

Alcune di queste intercettazioni non sarebbero state allegate ai fascicoli del processo, quindi non sarebbero mai state a disposizione della difesa.

Altre sembrano proprio sparite nel nulla, non facendo altro che aggiungere un pizzico di mistero ad una vicenda che sembra non avere fine.