Il ministro Speranza di spalle

Il ministero degli Esteri è al lavoro per aiutare i circa 600 cittadini italiani ancora in Cina. I connazionali non sono bloccati, specificano alla Farnesina, possono tornare con i voli che fanno scalo altrove, essendo i collegamenti aerei diretti tra Italia e Cina interrotti. Una decisione presa poco dopo lo scoppio dell’allarme globale dal Ministero della Salute, che precisa che questa misura rimarrà attiva finché necessario. Domani rientreranno alcuni connazionali con un volo che passerà per il Regno Unito. Intanto, sarebbero in buona salute i 35 italiani in quarantena sulla nave da crociera in Giappone.

In Cina 600 italiani: al lavoro la Farnesina

È un numero approssimativo ma più o meno sono 600 gli italiani ancora nel Paese devastato dal coronavirus. “Alcuni rientreranno domani con un volo per l’Inghilterra“, assicurano alla Farnesina, dove tengono a precisare che gli italiani non sono “bloccati. Possono infatti tornare con voli che fanno scalo a Parigi, Madrid, Dubai, sottoponendosi al periodo di quarantena.

I connazionali che torneranno domani, tra cui anche il 17enne rimasto a Wuhan, atterreranno in mattinata alla Cecchignola e si sottoporranno ai controlli e alla quarantena.

Il ministero degli Esteri sta dando assistenza ai connazionali in questo momento molto delicato e valuta se riaprire o meno i voli diretti.

Speranza: “Giovedì riunione ministri della Salute Ue”

Si è intanto conclusa la riunione della task force sul coronavirus, il 2019-nCov. Il ministro Roberto Speranza insieme agli incaricati ha monitorato lo stato di attuazione delle precauzioni adottate, tra cui anche il blocco dei voli diretti. “Giovedì ci sarà a Bruxelles la riunione dei ministri della Salute dell’Unione Europea che ho richiesto con forza nei giorni precedenti“, ha twittato il ministro.

Roberto Speranza/Twitter

La situazione globale

In Cina intanto venerdì è salito a 724 il numero delle vittime del coronavirus. Secondo alcuni esperti citati dal South China Morning Post, presto potrebbe superare le 813 vittime del virus Sars del 2002-2003. Sono 34,500 le persone infettate dal virus in Cina e in particolare nella provincia dell’Hubei e nella sua capitale Wuhan, mentre sarebbero 330 i casi confermati nel resto del mondo.

Poche ore fa è arrivata anche la notizia della prima vittima non cinese, un americano di 60 anni che sarebbe morto nell’ospedale di Wuhan.

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