achille lauro

Achille Lauro è stata praticamente l’unica star del Festival di Sanremo. Idolatrato sui social, al momento primo in tutte le classifiche post festival (iTunes, radio, Spotify), è sulla bocca di tutti. Ma c’è qualche bocca che ne sa un po’ di più. Parliamo di Carmelo Abbate, giornalista e scrittore, che nel suo libro Storie degli Altri tratteggia l’adolescenza del cantante come estrema, tra furti e armi.

I debiti in famiglia e la discesa agli inferi

Nei suoi canali social, Abbate ha raccontato sinteticamente gli anni fuori controllo del cantante. Il giornalista descrive Lauro come un “un bambino brillante, eccentrico” che  “cresce in una normale famiglia borghese” fino a quando non si ritrovano tutti “pieni di debiti.

Da lì in poi è una discesa agli inferi: “Ha 12 anni. Vuole tutto quello che non ha. Spaccia, ruba motorini, li rivende. Entra in un supermercato con gli amici e la fidanzata. Ha una pistola. Dammi i soldi, cazzo, in fretta. Eccoli, li stringe tra le mani. È eccitato”. Passano gli anni e la situazione non migliora, anzi. Lauro 14enne si ritrova solo, con i genitori che cambiano città, e un fratello che fa il deejay: “Lauro assorbe le rime, la solitudine degli emarginati. Frequenta feste, rave, si sballa, si perde.

La differenza tra essere e avere si annulla. I compagni di strada sono la sua nuova famiglia. Gente come lui, senza prospettive, senza futuro. Passano gli anni. Lauro è solo. Molti amici sono scomparsi, qualcuno è finito in prigione, qualcuno è morto. Lui è in bilico, lo tiene a galla il rap”.

“Ora ha tutto, ma la rabbia è sempre la stessa”

La svolta arriva nel 2013 quando l’etichetta di Marracash lo mette sotto contratto e Lauro inizia ad avere successo: “Con i soldi guadagnati – scrive Abbate – paga i debiti di famiglia e ricompra i gioielli della nonna che la madre aveva impegnato.

Il successo è una botta di adrenalina. Alberghi, donne, vestiti. Ora ha tutto, ma la rabbia è sempre la stessa. Il desiderio di possedere lo divora. Il passato tormentato di Lauro non è mai stato un mistero, nonostante sia la prima volta che emergono dettagli tanto precisi. Lo stesso cantante, nella sua autobiografia Sono io Amleto scriveva: “Sono stato una troia, sono stato una santa, sono io la solitudine”. Nonostante la svolta nazional-popolare e l’endorsement da parte di artisti famosi è stato difficile, fino ad ora, pensare a Lauro come ad un personaggio autentico.

L’aspetto da cattivo ragazzo con le dichiarazioni a sostegno dei deboli sembravano il contrasto perfetto per un progetto di marketing forgiato a colpi di gender fluid e politicamente scorretto. Ma quell’empatia, che non sempre veniva fuori in modo credibile, oggi sembra un po’ più autentica.

Mara Venier ed Achille Lauro