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Prosegue l’Odissea dei passeggeri del transatlantico Diamond Princess, bloccato nel porto giapponese di Yokohama dallo scorso 3 febbraio a causa di un’epidemia di Coronavirus (COVID-19) a bordo. Il governo statunitense, tuttavia, si appresta a far evacuare i propri cittadini dalla nave da crociera. I nostri 35 connazionali restano invece ancora a bordo.

Gli Usa evacuano i propri cittadini

Stando a quanto dichiarato dal Wall Street Journal, il governo americano sta accelerando le procedure per l’evacuazione dei cittadini statunitensi a bordo della Diamond Princess. Lo ha dichiarato al quotidiano uno degli ufficiali del Centro per il Controllo Malattie.

Il Dipartimento di Stato starebbe dunque preparando due voli con abbastanza spazio per tutti i 380 passeggeri provenienti dall’America, in modo da rimpatriarli il prima possibile. Prima di salire a bordo degli aerei, ognuno di loro sarà sottoposto ad un controllo in un centro di salute giapponese. Se il test viene superato, si può salire a bordo del volo, diretto al Travis Air Force Base in California per un ulteriore controllo.

I nostri connazionali ancora a bordo della nave

Da quando è scattata la quarantena sulla Diamond Princess, a causa di un passeggero di 80 anni che da Hong Kong ha portato il virus sulla nave, i contagiati son saliti a 218 su 3700 persone a bordo tra passeggeri ed equipaggio.

La tensione è aumentata di giorno in giorno, ma la maggioranza dei passeggeri sta resistendo come può, ingannando il tempo con i propri cari. La data del 19 febbraio (che segnerebbe la fine della quarantena) si avvicina. I nostri 35 connazionali per il momento restano ancora a bordo, anche perché 25 di loro fanno parte dell’equipaggio della nave.

Il governo di Tokyo ha intanto fatto sapere ieri che 11 dei contagiati, tutti intorno agli 80 anni, sarebbero in gravi condizioni.

Il Coronavirus (Covid-19) a livello globale

Il caso della Diamond Princess ha inoltre scatenato una reazione a catena in Asia. Taiwan e Vietnam hanno deciso di chiudere temporaneamente i propri porti alle navi da crociera, per evitare altri episodi analoghi. Non stupisce il timore delle autorità in merito. La rapida di diffusione del virus, i ritardi della Cina nei primi giorni dell’epidemia ed infine l’allarme dell’Organizzazione Mondiale della Sanità hanno alzato il livello di allerta in tutto il mondo, generando una psicosi.

Il transatlantico giapponese ha quindi rappresentato una versione miniaturizzata del fenomeno globale legato al coronavirus. Secondo gli ultimi dati della Commissione Salute Nazionale cinese ha raggiunto quota 66.492 contagi e 1.523 decessi.