Samira El Attar

Mohamed Barbri, in carcere con l’accusa di aver ucciso la moglie Samira El Attarscomparsa e mai ritrovata a Stanghella (Padova) nell’ottobre scorso – ha rotto il silenzio parlando per circa 4 ore davanti al pm. Il suo legale, Daniele Pizzi, ha ribadito che l’uomo non avrebbe tentato in alcun modo la fuga prima dell’arresto e ora si attende l’esito del Riesame sull’istanza di scarcerazione. Il 40enne era stato fermato in Spagna, nel gennaio scorso, dopo un allontanamento dall’Italia durato 13 giorni.

Samira: il marito sotto interrogatorio

Mohamed Barbri ha risposto alle domande del pm durante un interrogatorio durato circa 4 ore, e continua a gridare la sua innocenza davanti alle pesantissime accuse che lo hanno visto finire in carcere.

A carico dell’uomo, arrestato nel gennaio scorso a Madrid, dopo 13 giorni di assenza dall’Italia, un fascicolo di indagine per omicidio e occultamento di cadavere.

Secondo le ipotesi degli inquirenti, avrebbe ucciso la moglie, Samira El Attar, le cui tracce si sono perse misteriosamente il 21 ottobre 2019 a Stanghella (Padova) e la cui sorte è ancora un mistero.

Chiesta la scarcerazione, attesa per il Riesame

Barbri continua a dirsi estraneo alle ipotesi di reato contestate, e il suo avvocato, Daniele Pizzi, ha spiegato a Storie Italiane che il prossimo 19 febbraio il Tribunale del Riesame di Venezia deciderà sull’istanza di scarcerazione presentata dalla difesa.

Nel frattempo, il detenuto è stato trasferito dal carcere di Rovigo a quello di Verona. Sono 3 i documenti prodotti dalla difesa a fare da architettura alla richiesta che il 40enne torni in libertà: una ricevuta della pensione dove è stato, il biglietto di ritorno dalla Spagna e un volantino in spagnolo.

L’avvocato ha spiegato che proprio quelle carte dimostrerebbero che il suo assistito non avrebbe tentato la fuga dopo l’iscrizione nel registro degli indagati:Questi documenti dimostrano come Mohamed non abbia questa spiccata tendenza alla mobilità internazionale così come descrive il gip, dal momento in cui, ogni volta che si è mosso, si è qualificato con il suo nome e cognome. Comunque, il giorno in cui lo hanno fermato in stazione a Madrid (il 13 gennaio scorso, giorno dell’arresto, ndr), aveva in tasca un biglietto per un autobus che lo avrebbe riportato in Italia di lì a due ore.

Un fuggiasco certamente non va alla pensione dando il suo nome e cognome, non acquista il biglietto con suo nome e cognome e, soprattutto, non telefona in Italia da un numero spagnolo dicendo ‘Io sono in Spagna, venitemi a prendere’“.

Le ricerche di Samira non hanno ancora prodotto alcun esito e il marito continua a dire di essersi recato all’estero per reperire notizie della 43enne, scomparsa ormai da 4 mesi e sulla cui sorte grava il peggiore dei sospetti.

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