un orso polare che dorme

Da oggi al 2050 potremmo perdere fino al 30% della popolazione di orso polare“, questo quello che si apprende direttamente dal WWF che coglie l’occasione dell’International Polar bear Day – la giornata internazionale dedicata all’orso polare – per lanciare un allarme strettamente collegato ai cambiamenti climatici.

Orsi polari, l’allarme del WWF

Ancora una volta al centro dell’attenzione, mai troppo quotidiana sebbene dovrebbe esserlo, c’è la climate change, o meglio la lotta al riscaldamento climatico, un tema divenuto ormai un trend dell’epoca corrente. Se ne parla ogni giorno tanto nelle aule politiche tanto nelle piazze eppure l’allarme permane, alto.

In occasione del giorno dedicato agli orsi polari doveroso è parlare di cosa rischia di minacciare la loro esistenza e a farne previsione è il WWF stesso.

Una specie a rischio minacciata dalla climate change

I cambiamenti climatici provocati dalle attività umane stanno rendendo sempre più fragile il suo habitat e la sopravvivenza di questa maestosa specie è seriamente minacciata“, si legge sul sito del WWF che specifica come il rischio estinzione della specie permanga alto parlando, oltretutto, di una delle specie che già risulta presente nelle Liste Rosse della IUCN.

Entrando nel vivo di ciò che minaccia l’esistenza di una specie vulnerabile è lo scioglimento delle calotte polari che andrebbe a rendere ostico l’habitat dell’orso polare che per natura necessita di ghiaccio marino per potersi muovere e andare alla ricerca di cibo.

Le previsioni: -30% degli orsi entro il 2050

Dallo studio di Hamilton & Derocher, messo a punto nel 2018, emerge come siano circa 23mila al momento gli orsi polari al mondo, un numero destinato drasticamente a diminuire se non ci sarà un intervento importante in termini di cambiamenti climatici.

Un diminuire incessante che potrebbe portare al dimezzamento già entro il 2050. Ma parlare di solo cambiamento climatico è riduttivo e irrealistico: a minacciare la sopravvivenza a lungo termine della specie è altresì l’inquinamento, la disattenzione in termini di tutela delle zone artiche e solamente in ultimo le malattie.

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