api intorno ad un alveare

Quest’anno l’inverno sembra non voler arrivare: belle giornate e temperature calde rispetto alle medie stagionali hanno caratterizzato gli ultimi mesi, risvegliando la voglia di primavera anche nelle api, già attive a fine febbraio. Questo però è un grave pericolo.

Coldiretti: temperature anomale e risveglio delle api

La Coldiretti denuncia e ci avverte: circa 50 miliardi di api si sono svegliate con almeno un mese di anticipo per colpa delle belle giornate e delle temperature anomale.

Quest’anno infatti le temperature hanno superato di circa 1,65 °C la media storica secondo le elaborazioni su dati Isac Cnr, e ciò significa che spesso in queste giornate invernali le temperature si sono aggirate attorno ai 15°C, provocando il risveglio delle api, ossia le lavoratrici numero uno quando si parla di biodiversità vegetale e miele.

Un grave pericolo per l’ecosistema

Il risveglio anticipato delle api costituisce un grave pericolo per l’ecosistema, come ha spiegato ad Agi Emilio Guerrieri, esperto del Cnr (Consiglio Nazionale delle Ricerche): “D’inverno con le basse temperature, le api se ne stanno nei loro alveari. Ma quando inizia a fare più caldo, gli insetti iniziano a uscire e quest’anno con le temperature anomale, hanno subito un forte stress.

Non si sono riposate abbastanza

Ha inoltre aggiunto Guerrieri: “Le api poi, appena torna il freddo, cosa che potrebbe accadere nei prossimi giorni, volano a rinchiudersi nel loro alveare per poi riuscire […] Il rischio però, è che le fioriture di questi giorni, avvenute anticipatamente, non ci siano più e le api non sapranno dove andare”. Dunque, il principale rischio di questo risveglio anticipato risiede in un’eventuale gelata nei prossimi mesi, la quale farebbe morire una parte delle api e seccare i fiori, mettendo così a rischio la produzione di miele, già messa a dura prova l’anno scorso.

Produzione di miele a rischio

Nel 2019 la produzione nazionale di miele si è praticamente dimezzata: la Coldiretti, sulla base dei dati ISTAT, ha fatto notare che la produzione del solo miele di acacia e agrumi è calata del 41%. La produzione nazionale di miele si è dunque attestata intorno ai 12 milioni di kg contro i 23,3 milioni del 2018, e di conseguenza le importazioni sono state stimate intorno ai 25 milioni di kg.

Attenzione all’etichetta

A questo punto, per non rischiare di portare prodotti esteri in tavola, magari per preservarsi dalla presenza di OGM vietati nel miele biologico italiano ma non in quello cinese, bisogna fare molta attenzione alle etichette: le confezioni di miele raccolto interamente su suolo nazionale avranno scritto “Italia”, mentre quelli raccolti sul territorio europeo avranno l’indicazione di “miscela di mieli originari della CE“. Se la provenienza invece è da Paesi extracomunitari bisognerà indicare in etichetta “miscela di mieli non originari della CE“, e infine, se si tratta di un misto va scritto: “miscela di mieli originari e non originari della CE“.

Cimice asiatica: la killer dei raccolti

Tra le varie ripercussioni negative sui coltivatori di queste temperature anomale non vi è solo il risveglio delle api: la Coldiretti ha portato l’attenzione anche sui cosiddetti “parassiti alieni”, come ad esempio la cimice asiatica divenuta nota per essere una killer dei raccolti, la quale prolifica e sopravvive a queste temperature continuando a causare ingenti danni alla produzione agricola.

Cambiamento climatico: tutti ne fanno le spese

La Coldiretti ha ancora una volta sottolineato un gravissimo problema sempre più persistente ai giorni nostri: quello del cambiamento climatico. I cambiamenti climatici hanno ripercussioni negative su tutti, ma i primi a farne le spese sono sicuramente gli agricoltori e coltivatori che devono fare fronte a problemi insormontabili come la siccità, i parassiti delle piante, le fioriture anticipate che rischiano di guastare il futuro raccolto impattando di conseguenza sulla disponibilità dei prodotti che finiscono ogni giorno nei carrelli della spesa dei consumatori.