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L’ora legale tornerà nella notte tra il 28 e il 29 marzo, quando le lancette dovranno essere spostate di un’ora in avanti. L’Unione Europea aveva proposto un cambiamento di questa consuetudine, lasciando ai singoli Paesi la possibilità di scegliere se adottare l’ora legale o l’ora solare tutto l’anno. L’opposizione dell’Italia, però, ha reso palese quanto questo cambiamento di orario, amato o odiato a seconda dei casi, possa diventare un problema politico, oltre che economico.

L’ora legale come misura di guerra

Abbastanza sorprendentemente, non si tratta di un dibattito nuovo. In Italia l’ora legale venne introdotta per la prima volta come misura di guerra nel lontano 1916 e, per le stesse ragioni, nel periodo a cavallo della Seconda guerra mondiale, tra 1940 e 1948.

Proprio in quanto misura straordinaria, venne successivamente abolita, anche perché finì con l’essere considerata poco comoda per i lavoratori. Fece la sua ricomparsa solo nel 1966, diventando infine una convezione definita per legge fino ai giorni nostri.

I vantaggi, ma solo nel Sud Europa

La principale ragion d’essere dell’ora legale risiede nel risparmio energetico. Nel periodo estivo, infatti, si hanno più ore di luce e un sistema che permetta di sfruttarle al meglio può avere un impatto importante sull’economia di una nazione.

L’ora legale consentirebbe, da questo punto di vista, di ritardare di un’ora l’accensione delle luce alla sera, con relativo risparmio sulle bollette. Va da sé che tale sistema conviene maggiormente ai Paesi del Sud Europa, che possono avvantaggiarsi dell’ora di luce in più nel periodo estivo, rispetto a quelli del Nord Europa. Nei Paesi scandinavi, per esempio, il problema è molto meno sentito, perché in estate le giornate sono mediamente più lunghe.

Cosa succederà dopo il 2021?

Le differenze geografiche non sono secondarie e sono in grado di spiegare la decisione dell’Unione Europea e la possibile confusione che potrebbe derivarne. Soprattutto in alcuni Paesi, il passaggio all’ora legale non solo è percepito come inutile da un punto di vista economico, ma addirittura dannoso per l’impatto negativo sulla salute dei cittadini, costretti ogni sei mesi a cambiare le proprie abitudini. Bruxelles ha quindi sostanzialmente dato a parola ai singoli Stati membri, chiamandoli a scegliere definitivamente quale sistema, ora legale oppure ora solare, adottare dal 2021 in poi.

Ciò potrebbe produrre una situazione a macchia di leopardo, con fusi diversi a seconda dei Paesi, nonostante si trovino tutti nel territorio europeo. Il pericolo, non a caso, era stato paventato dal primo Governo Conte, che a giugno 2019 aveva manifestato la propria contrarietà al provvedimento, optando per il mantenimento dell’attuale sistema. Ma dopo il 2021 cosa succederà? L’Italia potrebbe essere comunque chiamata prendere una posizione definitiva e non si possono escludere colpi di scena. L’unica certezza rimane, per il momento, il puntale ritorno dell’ora legale l’ultima domenica di marzo.