una donna che si tiene la mascherina

L’emergenza Coronavirus non si ferma e il governo è pronto a requisire alcuni laboratori sartoriali delle carceri: proprio lì potrebbe ripartire la produzione di mascherine di tipo chirurgico, indispensabili per arrestare il contagio.

Dopo le polemiche dei giorni scorsi e le raccomandazioni della comunità scientifica sull’utilità delle mascherine, il governo sembrerebbe intenzionato quindi ad avviare una produzione interna.

Coronavirus, in arrivo 1 milione di mascherine da Berlino

In questi giorni si è parlato molto della mascherine. Molte farmacie ne sono sprovviste, in alcune zone d’Italia invece si trovano ancora ma i prezzi sono lievitati.

Addirittura Germania e Francia, qualche giorno fa, hanno bloccato l’esportazione di mascherine verso l’Italia suscitando l’indignazione di molti politici italiani. La situazione è diventata così paradossale a tal punto da far intervenire l‘Unione Europea, che ha sbloccato l’esportazione verso l’Italia. Il governo tedesco ha annunciato che nei prossimi giorni invierà un milione di mascherine in Italia.

Germania e Francia rischiavano una procedura di infrazione ma ora la situazione sembra rientrata. La Commissione europea inoltre ha affermato che vigilerà in maniera costante su tutti i paesi dell’Unione che pongono veti o restrizioni sulla libera circolazione delle attrezzature mediche vitali necessarie per contrastare il virus.

Il governo pronto ad avviare una massiccia produzione interna

Lo sblocco delle esportazioni naturalmente non basta. Le mascherine sono un dispositivo individuale indispensabile per contenere il virus ed è tempo di prendere decisioni nette. Per questo motivo, il governo sembra intenzionato a riconvertire alcune sartorie presenti nelle carceri per iniziare a produrre mascherine di tipo chirurgico (tessuto non tessuto).

Il Dipartimento di Amministrazione Penitenziaria sembra stia lavorando a questo progetto: al momento, i laboratori in cui potrebbero venire prodotti sono 25.

Per avviare la produzione manca solo il nulla osta dell’Istituto Superiore di Sanità. La proposta del Dipartimento arriva proprio nel momento giusto. Angelo Borrelli, il capo dipartimento della Protezione Civile, ha spiegato che allo stato attuale in Italia ne servirebbero 90 milioni al mese.

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