farmaco sperimentazione covid

Continua la lotta al coronavirus sul piano farmacologico e, dopo l’entusiasmo creato per l’efficacia del Remdesvir (l’antivirale nato per combattere l’ebola) ora l’AIFA fa sapere che c’è un’altra star alla ribalta: il Tocilizumab, farmaco immunosoppressore nato inizialmente per i casi di artrite reumatoide.

Uno studio promosso dall’AIFA ha già trovato molti centri disposti ad iniziare la sperimentazione, per cui si spera di avere risultati promettenti in poco tempi.

Lo studio ha attratto gli ospedali di tutta Italia

Si chiama TOCIVID-19 lo studio promosso dall’AIFA e che prevede l’utilizzo di Tocilizumab su pazienti di vario stadio di gravità e che può essere messo in atto da ogni struttura ospedaliera che ne sia interessata.

Lo studio si basa sulla somministrazione del farmaco a due differenti gruppi di pazienti: nel primo gruppo ci saranno casi di persone intubate nelle precedenti 24 ore. Il secondo gruppo è invece costituto da pazienti gravi, che sono intubati da più di 24 ore e “pazienti che siano già stati trattati prima della registrazione sia intubati che non intubati”.

Il sito di AIFA fornisce un puntale monitoraggio del numero di pazienti che di giorno in giorno vengono inseriti nella sperimentazione, e Nicola Magrini, direttore di AIFA, ha espresso pochi giorni fa toni entusiasti parlando dell’adesione al programma: “Abbiamo avuto un’adesione spettacolare alla sperimentazione del Tocilizumab, un anticorpo monoclonale che potrebbe essere efficace nel contrastare l’infiammazione alla base delle gravi polmoniti causa di morte nei pazienti più seri”.

Le risposte sono attese in 3-4 settimane, con la prospettiva ottimista per cui, se ci fossero dati molto positivi in minor tempo, si potrebbe arrivare a conclusioni molto più velocemente.

Nessuna efficacia dimostrata per Favipiravir

Con le buone notizie arrivano però anche alcune smentite rispetto alla comprovata efficacia di altri farmaci.

L’Agenzia del Farmaco fa infatti presente che non c’è alcuna certezza di efficacia per quanto riguarda il Favipiravir, noto sul mercato con il nome di Avigan. Questo farmaco è stato commercializzato in Giappone nel 2014 e si è dimostrato in passato efficace contro virus influenzali nuovi (o riemergenti) ma è stato finora utilizzato per lo più in combinazione con altri farmaci, e qualora questi si fossero rivelati meno efficaci del previsto.

Esistono i dati di un unico studio

Per ora è infatti presente solo un piccolo studio che ha preso in esame solo pazienti poco gravi ed è stato utilizzato insieme a dell’interferone Alfa-1b.

Benché si sia rivelato promettente per la sua capacità di combattere il virus velocemente, gli elementi non sono sufficienti a confermarne la sua importanza nella lotta al Coronavirus.

C’è però qualche forte sostenitore dell’Avigan in Italia, come per esempio la Regione Veneto. Il governatore Luca Zaia ha infatti reso noto che, sebbene il medicinale non sia autorizzato né in Europa né negli Stati Uniti, si avvierà una sperimentazione a livello regionale.

Burioni: “Sono tutte scemenze”

Anche Roberto Burioni, come l’Aifa, si dichiara pessimista nei confronti dell’avidan e mette in guardia da ciò che può circolare in rete: “Il farmaco russo, il preparato giapponese, la vitamina C, la pericolosità dell’ibuprofen, i proclami sugli Ace inibitori che i somari scrivono Eca – scriveva l’esperto – hanno una cosa in comune: sono tutte scemenze. Le novità vi arriveranno dalle autorità sanitarie, non dai social o da YouTube”.

Fontana: “Sperimentazione non possibile a livello regionale”

Aggiornamento 14.00 – Durante la consueta conferenza stampa alle 13, anche Attilio Fontana ha parlato dell’Avigan precisando come non siano autorizzate sperimentazioni a livello regionale.

Inoltre, ha lanciato un appello al mInistro Speranza: La sperimentazione non può più essere effettuata a livello regionale, ma solo dall’Aifa, quindi non possiamo fare eventuali sperimentazioni sul territorio. Manderò una richiesta al ministro Speranza per chiedere che possa accelerare il più possibile questa sperimentazione per capire se questo farmaco possa essere utilizzato”.

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