laboratorio sperimentazione

Negli ultimi giorni è successo qualcosa che sta animando molto il dibattito dell’opinione pubblica e che sta facendo storcere il naso alla comunità scientifica.

Il caso Avigan e il video Youtube

Tutto sarebbe nato a seguito della circolazione di un video su YouTube che parla di un farmaco, l’Avigan, di produzione giapponese e commercializzato dal 2014, e che descrive il farmaco come l’arma vincente ma nascosta ai più per la lotta al coronavirus. Il farmaco era già stato valutato dall’AIFA, che però non ne aveva riconosciuto la validità necessaria per attivare una sperimentazione.

La prima reazione dell’AIFA

Dopo la diffusione del video, AIFA era stata costretta ad intervenire per placare gli animi diffondendo un comunicato in cui faceva presente che non esistevano dati certi e che erano stati fatti solamente degli studi preliminari che avevano sì mostrato una certa velocità di reazione al virus, ma che non si poteva parlare di una reale efficacia, anche per via del fatto che i test erano stati fatti su casi poco gravi.

La decisione finale

A smuovere i meccanismi è però stata l’opinione pubblica, nonché alcune dichiarazioni fatte a livello politico: l’altro ieri sera Zaia aveva dichiarato di voler sperimentare il farmaco in Veneto, senza nascondere di aver preso spunto dal video di YouTube.

Se l’AIFA in un primo momento aveva ribadito che non sarebbero state ammesse sperimentazioni a livello regionale, nel corso della giornata sono state fatte riunioni in merito e, in serata, il ministro Speranza ha dichiarato in conferenza stampa che l’Agenzia del Farmaco era capitolata: “Mi ha comunicato (Nicola Magrini, direttore AIFA, ndr) che la riunione del Comitato Tecnico-Scientifico di questa mattina, dopo una prima analisi sui dati disponibili relativi ad Avigan, sta sviluppando un programma di sperimentazione e ricerca per valutare l’impatto del farmaco nelle fasi iniziali della malattia”.

Gli effetti imprevisti del principio attivo

Il problema è che l’Avigan è un farmaco con un principio attivo, il Favipiravir, che è un inibitore della polimerasi virale. E funziona con un meccanismo che si chiama mutagenesi vitale. In pratica, il virus va a essere mutato dal farmaco, e se ne riduce la vitalità e quindi la capacità di propagazione. Il fatto è che il medesimo meccanismo porta anche un aumento della resistenza del virus, che potrebbe diventare immune nei confronti del medesimo principio attivo.

Non utilizzato né in Giappone né in Corea del Sud

Accade così che, mentre persino coloro che il farmaco lo producono mettono in guardia rispetto al fatto che non ci sia stata sperimentazione approfondita e una comprovata efficacia del farmaco, e non esistano studi approfonditi sul farmaco, in Italia sono cominciate le sperimentazioni. Fa riflettere comunque che anche la Sud Corea, in precedenza, avesse deciso di non utilizzare il farmaco ufficialmente per il coronavirus, così come lo stesso Giappone, ed entrambi i Paesi stanno superando l’epidemia con l’utilizzo di altri protocolli farmacologici.